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Pristina, il 21 marzo, 1999
Pristina, una cittadina di 10,000 persone nel 1945, è cresciuta in una città moderna di 300,000, perdendo cosi' la sua bellezza, un'altra vittima del rinnovamento urbano. Dietro al Grand Hotel, dove si congregano giornalisti della stampa, radio, e televisione del mondo, e i loro veicoli blindati, sorge un centro di sport, un'edificio dall'aspetto malefico il cui tetto è attraversato da giganteschi lombrichi color del rame. Nel prossimo Star Wars film questo potrebbe ben essere scelto come il palazzo--o la tomba--imperiale. Qui si radunano migliaia di corvi, che volano tra le guglie del mausoleum di Darth Vader.
All'hotel, nella sala del Centro Stampa, dove l'aria e' sempre irrespirabile per via del fumo fitto, arriva una giovane giornalista, per spedire la sua storia in America. E' senza fiato, e deve essere conosciuta per il suo coraggio, perché gli altri giornalisti sembrano preoccupati che non corra troppi rischi. Ha appena salvato un bambino, sperduto o ferito. I soldati le hanno permesso che lei porti il bambino attraverso le loro linee. Un giornalista europeo, che ha visto parecchi conflitti, commenta: "Molto furbi. L'UCK va all'offensiva. I serbi rispondono al fuoco. I profughi fuggono. Alcuni bambini sono feriti. Dobbiamo andare a salvarli. Il vecchio trucco del bimbo."
Ma certo. Ora me lo ricordo, lo tentarono nel 1975. Centinaia di bambini vietnamiti, orfani o piu' probabilmente separati dai loro genitori durante la caotica fuga verso Saigon, vennero presi e spediti negli Stati Uniti. Il governo Ford sperava che per compassione per i bambini perduti, un sentimento di "fare qualcosa" avrebbe potuto essere creato e che la proibizione del congresso contro qualsiasi azione militare in Vietnam avrebbe potuto essere messa da parte. Allora il trucco non funziono'. Questa volta, nel 1999, sembra che funzioni.
Fuori, nelle strade e nei caffe', la gente e' preoccupata. Un serbo mi dice che il suo buon vicino, un albanese, l'ha avvertito che l'UCK, vuole che tutti gli albanesi siano a casa prima delle 7 di sera, di modo che tutti che sono ancora per strada possano esser considerati bersagli accettabili. Ovviamente una persona di tendenze paranoiche, questo serbo. Tuttavia, ho notato che dal 14 dicembre, tutti e sette gli attacchi ai caffe' hanno avuto luogo alle sette di sera o piu' tardi. Il metodo scelto e' quello di aprire il fuoco col mitra dalla soglia del caffe' o gettarvi dentro una bomba a mano. Quattro degli attacchi erano su caffe' serbi, uno era inteso per un albanese con simpatie per il governo. I due casi di attacchi contro caffe' albanesi erano rappresaglie serbe oppure erano conflitti intra-albanesi. C'è stato gia' conflitto tra le fazioni dell'UCK. Tutti e cinque gli attentati in cui congegni esplosivi vennero collocati al mercato o per strada, erano ovviamente attivita' albanesi, poiché i serbi non hanno nulla da guadagnare da una strategia di tensione. Hanno mostrato alla televisione un film in cui un mercenario inglese insegna la fabbricazione di bombe a uno studente dell'UCK. Poiché l'UCK è un'organizzazione ricca che può permettersi il lusso di pagare bene i suoi soldati, può pagare ancor meglio i mercenari occidentali o islamici.
Cosi' sembra che le cose non vadano bene tra serbi e albanesi. E' mai possibile rimediare tale situazion? Prima di poter dare una risposta dobbiamo ritornare alla storia di questo paese, che comincio' prima del 1989. I media e i dirigenti dei paesi della NATO pensano che la storia del Kosovo inizia nel 1989, quando Milosevic effettuo' il ritorno del Kosovo all'amministrazione serba.
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STORIA DELLE RELAZIONI TRA SERBI E ALBANESI E IL PROBLEMA CRISTIANO NEL KOSOVO
Sotto l'Impero Bizantino il Kosovo e parte dell'Albania erano popolati da agricoltori slavi nelle pianure e nelle valli, mentre le alture erano popolate da pastori vallacchi, illirici, albanesi, dardani, e traci. Non vi e' alcuna evidenza che gli antichi illirici fossero albanesi. Visto che gli illirici, prima di venire assorbiti dai romani, non avevano una lingua scritta, veneziani, dalmati, croati, montenegrini, e albanesi, tutti possono richiamarsi alle loro antiche ma indimostrabili radici illiriche.
Dopo un periodo nell'Impero Bulgaro, e un'altro periodo sotto i bizantini, nel 1180 il Kosovo divenne parte dello stato serbo. Nel 1219 Pec divenne la sede della Chiesa Serbo-Ortodossa, contro la quale il papa organizzo' crociate. La battaglia di Kosovo Polje--che in serbo significa Campo dei Merli-- fu combattuta nel 1389 e vide Lazar, principe di Serbia, Tvrtko, re di Bosnia, e i loro alleati ungheresi, bulgari, e albanesi, cercar di contrastare l'avanzata degli ottomani dell'Emiro Murad. La battaglia ebbe esito negativo per ambedue contendenti, --vi morirono sia il Principe Lazar che l'Emiro Murad -- ma in battaglie successive i cristiani furono sconfitti e la maggior parte dei Balcani fu conquistata. Al principio, e particolarmente nel '500, il governo ottomano era definitivamente piu' razionale e tollerante di qualsiasi stato europeo del periodo. Ogni principe o capo villaggio che si convertiva all'Islam, veniva accettato come un uguale dagli ottomani, e al solito vedeva il suo potere e il suo patrimonio aumentare, alle spese di principi che rimanevano cristiani. D'altro canto il governo ottomano non perseguitava cristiani ed ebrei, semplicemente favoriva i convertiti. Col passare del tempo, i convertiti divennero padroni di latifondi sempre piu' estesi, su cui vivevano i servi della gleba cristiani, che nel caso della Bosnia e del Kosovo erano per lo piu' Serbi.
A volte convertiti o transnazionali in zone di frontiera si vergognano delle loro origini, e per dimostare la loro dedizione alla loro nuova fede o nuova patria, spesso sviluppano un terribile odio contro i loro infedeli o incivili cugini. Tra i piu' crudeli persecutori si trovano spesso coloro la cui origine e' nel popolo dei perseguitati. Come l'autorita' del Sultano a Istambul veniva trasferita a convertiti Albanesi, essere cristiano in Albania e nel Kosovo divenne sempre piu' difficile. La maggioranza dei cattolici albanesi fuggirono in Italia o si convertirono all'Islam per evitare la persecuzione o le pesanti tasse sui cristiani. Molti serbi che avevan preso parte a ribellioni contro gli ottomani fuggirono e vennero rimpiazzati da albanesi dalle alture del Kosovo o dall'Albania settentrionale. Verso l'anno 1800, le cose peggiorarono per i cristiani: in tempi piu' tolleranti, quello che ai serbi bastava fare per sopravvivere era accettare la servitu' sotto un pascia' o un bey albanese o sotto un beg bosniaco. Ora invece, un pascia' albanese particolarmente severo poteva semplicemente uccidere i cristiani che non volevano convertirsi. Alcuni serbi convertiti rimasero cripto-cristiani, e per molti anni continuarono ad osservare tradizioni cristiane a casa. I governanti pero' iniziarono attivita' di persecuzione contro i cripto-cristiani, e dopo qualche generazione tutti furono assorbiti nella popolazione albanese. Ma cio' che spesso rimase era una cognizione di parentela e di un'antica storia comune, come pure comuni tradizioni e bilinguismo.
Non c'e' una storia di violenza organizzata tra Serbi o Montenegrini e Albanesi, fino al 1785, quando un esercito albanese, sotto la nominale sovranita' del Sultano in Istambul, invase il Montenegro. Dopo undici anni di guerra gli Albanesi dovettero ritirarsi e il Montenegro rimase una principato autonomo parte dell'Impero Ottomano. Nel 1875 un'insurrezione agraria contro le tasse e i latifondisti musulmani comincio' in Bosnia e divenne una rivoluzione nazionale serba, che trovo' sostegno e volontari tra i liberali europei, particolarmente i discepoli di Mazzini e Garibaldi. Alla fine di Ana Kerenina di Tolstoi, vediamo il Principe Vronsky in viaggio per la Serbia come un tale volontario. I serbi della Bosnia proclamarono la loro unione alla Serbia, --allora erano la maggioranza in Bosnia -- ma l'Austria aveva idee differenti. In un accordo segreto, concluso a Budapest, Vienna e San Pietroburgo si divisero i Balcani in sfere di influenza. Lo Zar dichiaro' la guerra contro il Sultano. Con l'aiuto di forze della Bulgaria, Serbia, e Montenegro, gli eserciti ottomani furono sconfitti e un trattato di pace fu firmato, che diede parti del Kosovo alla Serbia e al Montenegro, mentre la Bulgaria ottenne la Macedonia e l'indipendenza. Ma Berlino -- e Vienna, Roma, Londra, e Parigi -- non si compiacquero, e paternamente dissero ai piccoli slavi,"Restituiscilo immediatamente!" Il che fu fatto, mentre la Bulgaria doveva accontentarsi dell'autonomia invece dell'indipendenza. Questo era il Congresso di Berlino, 1878, il cui gran vincitore fu l'Austria, che si prese la Bosnia-Herzegovina ed il Sangiaccato.
L'Impero Ottomano si decise a riformarsi e diede diritti uguali ai cristiani. Questo offese gli albanesi, che si videro tassati proprio come la "rayah", parola turca che significa gregge. Questo è il termine tradizionale di riferimento per i cristiani, visti come un gregge il cui motivo di esistere e' quello di essere tosati. Il governo ottomano ora era molto debole e divenne definitivamente incapace di proteggere i suoi sudditi serbi. Durante la guerra precedente gli eserciti slavi avevano terrorizzato gli albanesi, mentre albanesi irregolari avevano terrorizzato i serbi nel Kosovo. Successivamente, furti, bastonate, stupri, e assassinii di serbi da parte degli albanesi divennero comuni nel Kosovo. Razziare cittadine e villaggi serbi divenne quasi un impiego. Razzie albanesi cominciarono ad affliggere villaggi della Serbia, mentre nel Kosovo divennero pogroms. Una cosa poco pratica, perche' se uccidi un serbo o gli bruci la casa quest'anno, non potrai depredargliela l'anno prossimo. Per chi non e' familiare con cose ebraiche, un pogrom e' un evento in cui i "ragazzi" corrono per il quartiere ebraico bastonando un po' gli ebrei e rovesciando i carretti ai verdurai. Se i "ragazzi" sono davvero irritati forse sara' necessario dare fuoco a qualche negozio ebraico. Se poi questi ebrei insistono a vivere al piano di sopra e l'appartamento brucia pure, con la famiglia dentro, spiacente, non e' colpa nostra, non avrebbero dovuto vivere in prossimita' di un legittimo obbiettivo strategico. Al comando NATO di Bruxelles lo chiamano "collateral damage," danni collaterali. Questa e' la storia dei pogrom, sempre la stessa, se quelli che le prendono sono ebrei, cristiani, musulmani, indu', negri, coreani, albanesi, o serbi.
Tra un pogrom e l'altro un serbo nel Kosovo doveva cercare di non farsi notare. Per esempio, non era saggio dipingersi la casa o farla apparire piu' bella della casa dei vicini albanesi. Te la potevano incendiare. In una città del Kosovo era consuetudine per il banditore di finire ogni grida con la frase "Guai ai cristiani!" Agenti di Vienna fomentarono l'agitazione albanese nell'aspettativa che il caos potesse permettere all'Austria di occupare pure il Kosovo, come la Bosnia. In risposta, Belgrado accolse come ospiti onorati vari notabili Kosovari Albanesi, a cui offri' doni ed armi, nella speranza che proteggessero i Serbi. Nel 1903 i Macedoni insorsero, ma i bashibazuks, forze irregolari albanesi, furono inviati contro l'insurrezione.
Nel 1908 il governo di Istambul tenta di centralizzare l'impero e ordina l'istruzione in lingua turca, il servizio militare, e nuove tasse. Gli Albanesi del Kosovo si ribellano ma la reazione Turca e' dura. 50,000 albanesi e 100,000 serbi fuggono dal Kosovo. La Serbia e il Montenegro sostengono guerriglieri albanesi come Isa Boletini e Idriz Seferi, che in cambio proteggono i serbi. Seferi fa fucilare alcuni dei suoi seguaci per aver rapinato dei serbi, e vi sono serbi tra gli uomini piu' fidati di Boletini. Ma quando Bulgaria, Grecia, Montenegro, e Serbia dichiarano guerra all'Impero Ottomano, gli albanesi prendono la parte di Istambul. Questa e' la prima guerra balcanica, e gli albanesi sono vittime di eccidi e rapine alle mani degli eserciti balcanici vittoriosi. Le forze serbe raggiungono il mare ma Vienna e Roma annunciano che questo non sara' tollerato. La linea ufficiale dell'Austria e' che non si permettera' che la Serbia abbia un porto sull'Adriatico, mentre l'obbiettivo dell'Italia e' il controllo di entrambe le sponde dell'adriatico. Gli italiani sbarcano in Albania e respingono greci e serbi. L'Austria e l'Italia sono ora alleate nella Triplice Alleanza, il cui terzo membro e' la Germania. Organizzano una convenzione di feudatari albanesi, che proclama l'indipendenza dell'Albania a Vlora nel 1912. Il Trattato di Londra del 1913 riconosce un Albania indipendente, ma la definizione delle sue frontiere e' rimandata. La Serbia perde l'accesso al mare ma mantiene la maggior parte di Kosovo.
La Grande Guerra vede violenza generale tra serbi e albanesi
nel Kosovo, l'invasione austriaca della Serbia, un anno di resistenza,
l'invasione tedesca e bulgara, la perdita della Serbia e l'epica ritirata
dell'esercito serbo attraverso Kosovo ed Albania. La Serbia perde meta' dei
suoi uomini di età militare (18-55) tra combattimenti, carestia, tifo,
massacri, e campi di concentramento o forche austriache. Una bel slogan tedesco
di questo tempo e' "Serbien muss sterben", che significa "la
Serbia deve morire."
Gli italiani occuparono l'Albania--gli avevano promesso metà
dell'Albania nel Trattato di Londra del 1915 --e un generale italiano proclamo'
una volta ancora indipendenza dell'Albania, "sotto l'amicizia e la
protezione dell'Italia" nel giugno 1917. Nel 1918 l'esercito serbo
ritorno' nel Kosovo. Gli italiani finanziarono i guerriglieri Albanesi contro
la Serbia. I serbi reagirono con massacri. Un'amnestia fu offerta nel 1921, ma
i guerriglieri si arrendevano in autunno soltanto per ritornare ai boschi in
primavera, proprio come era stata la pratica dei fuorilegge nell'Impero
Ottomano. Ma il nuovo capo in Albania, che poi divenne Re Zog, decise di far
uccidere i capi dei ribelli e l'amnestia iugoslava del 1924 mise fine alla
rebellion. Il Re Zog segui' una linea politica neutrale, ora favorevole
all'Italia, ora alla Iugoslavia, ma quando sorpasso' il limite di temerarieta'
nel sposare una contessa ungherese invece di una principessa italiana,
Mussolini decise che ne aveva abbastanza di questo re troppo indipendente e
invase l'Albania. Ordino' un' Assemblea Costituente di signorotti feudali e di
capi clan, e diede le istruzioni di offrire la corona d'Albania al Re d'Italia.
Il che fu fatto. L'ordine esplicito di Mussolini al nuovo governatore era che i
sentimenti irredentistici degli albanesi verso Grecia e Iugoslavia venissero
incoraggiati.
La Seconda Guerra Mondiale vide il Kosovo diviso tra Germania, Italia, e Bulgaria. L'Italia formo' unita' albanesi, che furono usate nella "pacificazione" della Grecia. Balli Kombetar, l'Unione Nazionale, che è stata spesso chiamata la resistenza nazionalista all'Asse, era alleata alla SS Divisione Skanderbeg, un'unità Albanese con ufficiali tedeschi, la quale si occupo' della soluzione finale del problema serbo e del problema ebraico. Nel luogo di serbi e di ebrei uccisi o espulsi, vennero 70,000 coloni dall' Albania. L'esercito italiano tento' di proteggere i serbi, ma il più valido aiuto che poteva fornire erano camion per il trasporto dei serbi fuori di Kosovo. Balli Kombetar potrebbe essere detto di far parte della resistenza albanese se per "resistenza" si intende bastonare o uccidere italiani, dopo che l'Italia avava cambiato alleanze nel 1943. Migliaia di serbi e montenegrins ma un numero piuttosto piccolo di albanesi entrarono nell'esercito partigiano. Sebbene le sconfitte dell'Asse avessero mostrato che la fine era in vista, gli eccidi contro i serbi continuarono, anche se gli anziani albanesi impugnassero la saggezza di tale linea di condotta. Il 1944 vide la ritirata dei tedeschi, la presa del potere da parte dei partigiani iugoslavi, l'insurrezione suicida del Balli Kombetar, e il regolamento dei conti: durante e dopo pesanti combattimenti, migliaia di albanesi furono uccisi.
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PACE, AUTONOMIA, E POGROM
La fine della guerra vide un giovane governo nuovo, forte, fiducioso, animato da uno spirito di idealism, certo della venuta di un luminoso nuovo (rosso) sole, una nuova societá, una civilizzazione nuova. Milovan Djilas scrive che Tito disse nel 1945 "Basta con con tutte queste esecuzioni! La pena di morte non ha piu' alcun effetto! Nessuno piu' teme la morte." Quindi la finirono, per lo piu', e non cacciarono fuori gli albanesi, come il governo greco aveva fatto, senza che qualsiasi persona di riguardo a Parigi, Londra, o Washington lo notasse. Aprirono scuole elementari in lingua albanese, e poi le medie, e poi i licei. Le bandiere albanesi pero' non erano permesse, e alzarle era causa d'arresto.
Nel 1969 l'albanese, il serbo-croato, e il turco ottennero stato di uguaglianza nel Kosovo, e l'università indipendente di Pristina fu stabilita. Nel il 1974 Kosovo divenne una delle otto unita' federali della Iugoslavia. La direzione nazionale collettiva consisteva di Tito come Presidente e di un membro per ogni unità federale, in rotazione alla vice-presidenza. Questo significava che finché Tito fosse vissuto --era presidente a vita -- ci sarebbe stato un vice-presidente albanese per un anno, un croato l'anno prossimo, poi uno sloveno, ecc. Dopo la morte di Tito vi sarebbe stata una presidenza collettiva di otto membri, uno dei quali doveva essere un albanese. Il Kosovo ricevette rappresentazione sui tribunali federali e sul tribunale costituzionale ed ebbe diritto di veto su tutta la legislazione serba che lo riguardava, mentre la Serbia non aveva il veto sulle leggi in vigore nel Kosovo, che ora aveva il suo proprio governo, il suo parlamento, la sua polizia, il suo giudiziario, e la sua corte suprema. Nell'impiego pubblico 80% di tutti i posti di lavoro erano riservati per gli albanesi, mentre la conoscenza dell'albanese divenne obbligatoria e sufficiente. La letteratura albanese e la cultura prosperarono, ma una laurea in albanologia o in studi islamici non offre opportunità come una laurea in ingegneria.
La maggior parte del fondo di sviluppo iugoslavo ando' al Kosovo ma l'altissima nativita', tre volte la media iugoslava, assicuro' la povertà. Come la disoccupazione giovanile aumentava, il governo tentava di risolvere il problema creando il pieno impiego all'universita', in albanese, contraddicendo una tradizione di bilinguismo o trilinguismo -- albanese, serbo, e turco. Questa decisione dei dirigenti albanesi ebbe un effetto catastrofico, rinchiudendo i giovani albanesi in un ghetto linguistico. Oggi non e' facile a Pristina trovare giovani albanesi che parlino serbo, o qualsiasi lingua straniera. Dovunque si vada nel mondo, le minoranze che hanno successo economico sono bilingui. Cio' che fu creato nel Kosovo era una classe di intellettuali discontenti, senza prospettive di usare le loro lauree, mentre lo sviluppo dell'infrastuttura universitaria non manteneva il passo col numero degli studenti.
Gli studenti non erano soddisfatti col cibo e con le condizioni all'università. Il governo e l'università erano totalmente nelle mani degli albanesi, ma un colpevole doveva essere trovato. In qualche paese, se qualcosa non va, e' la colpa degli ebrei, in altri paesi la colpa e' dei musulmani, nel Kosovo la colpa e' dei cristiani. Cosí il 26 marzo, 1981 ci fu a Pristina il primo pogrom dal 1944. Invece degli ebrei, i bersagli erano serbi e montenegrini, che vennero assaliti e bastonati, le loro case e negozi saccheggiati e incendiati. L'esercito intervenne e forse cento albanesi furono uccisi. Questa pero' non era una rivolta come a Watts, Newark, o Detroit negli anni sessanta. A Pristina poliziotti vennero uccisi. Certamente sarebbe stato più saggio usare meno forza, certamente non c'era bisogno del tipo di repressione che segui'. D'altra canto, non si può negare che gli iugoslavi erano riusciti a rompere con la tradizione di massacro e vendetta che aveva afflitto il Kosovo. Gli albanesi nel Kosovo avevano ottenuto più diritti di qualsiasi minoranza in qualsiasi zona contesa nel mondo e avevano piu' liberta' economica, politica, religiosa, di educazione, e di movimento che gli albanesi in Albania. Ma questo non basto' a rompere quella vecchia usanza di bastonare i cristiani quando si può farla franca. Come gli albanesi ottennero il controllo della polizia, la vita divenne difficile per le minoranze nel Kosovo. Si comincia con maledizioni al mattino quando si incontra il vicino serbo per strada, poi vengono le minacce, il furto, il taglio degli alberi, la distruzione dei raccolti, l'uccisione degli animali, la sassaiola, e la bastonatura. Se questo non basta per convincere serbi e montenegrini a vendere le loro case e lasciare il Kosovo, c'e' sempre il coltello. Alterare l'equilibrio tra le nazionalità attraverso l'intimidazione o il terrore è pulizia etnica. Nel 1989, per mettere fine a tale pulizia etnica Milosevic ritiro' l'autonomia del Kosovo e lo rincorporo' in Serbia. Non negherei che questo sia stato fatto in maniera poco diplomatica, e che non vi fu un vero sforzo di dare incentivi a dirigenti albanesi disposti a cooperare con Serbia. Nonostante cio', l'azione di Milosevic, era essenzialmente difensiva.
La recente lotta armata ha causato l'accelerazione del processo di pulizia etnica. Molti villaggi sono stati totalmente ripuliti. Serbi, montenegrini, rom e pure albanesi riluttanti a lavorare coll'UCK, sono derubati o bastonati. Alcuni possono essere bastonati a morte. Qualche volta i loro corpi torturati sono trovati, altre volte semplicementescompaiono. Resti umani furono trovato nel villaggio di Klecka, dove un forno venne usato come crematorio per 22 desaparecidos, spiacenti all'UCK. Per sfortuna, dal momento in cui i dirigenti dei paesi della NATO decisero che la Serbia era il loro nemico, i media occidentali decisero di non includere eventi spiacevoli come Klecka nelle loro discussioni del Kosovo.