La Spartizione del Kosovo

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Una soluzione razionale per il problema del Kosovo

Nazioni possono essere indotte o costrette a rinunciare a del territorio, ma ogni nazione ha della terra di valore simbolico a cui non può rinunciare, senza venir prima distrutta. Non è realistico chiedere che Israele rinunci a Gerusalemme, anche se l'alternativa fosse la distruzione di Israele. E' possibile che l'emozione che i Serbi sentono riguardo al Kosovo sia paragonabile a quella che gli ebrei sentono per Gerusalemme? La stampa occidentale ha tentato di minimizzare tali sentimenti. Un esempio è la storia di Reuters da Belgrado, in data 17 marzo, che sembra suggerire che il motivo per andare a un raduno sul Kosovo era un giorno libero dal lavoro e un viaggio gratis. Una conclusione molto sensata, perché altrimenti andare a un noioso comizio, dove devi ascoltare ed applaudire sciocchi discorsi patriottici? Ma ecco il messaggio più importante: "Fuori per strada, la gente se ne va per le sue, immune alla febbre patriottica." Una persona razionale concluderebbe dalla lettura dell'articolo che gli iugoslavi non si preoccupano per il Kosovo a meno che il governo non gli dia un viaggio gratis. Una persona che sia ignorante della storia di questa regione quanto lo sono editori e politici occidentali, concluderebbe che il governo di Belgrado farà della resistenza formale e poi si arrenderà. Una conclusione estremamente pericolosa. Tutto quello che ho letto e sentito in questo paese mi dice il contrario. Ogni persona con cui ho parlato, senza eccezione, parla del Kosovo come gli Israeliani parlano di Gerusalemme. Non c'è Israele senza Gerusalemme, e non c'è Serbia senza Kosovo. Tutti qui dicono che se Milosevic tentasse di rinunciare al Kosovo perderebbe il potere come il Principe Paolo quando firmò il Patto Tripartito con Germania nel 1941.

I Serbi hanno una tradizione nazionale di fare cose pazzesche. Nel 1914 non accettarono quell'ultimatum
dall'Impero Austro-Ungarico, anche se erano totalmente circondati da potenti nemici. Nel 1941 all'altezza di potere di Hitler, quando i dirigenti europei correvano a Berlino col cappello in mano, a vedere cosa il nuovo padrone dell'Europa desiderasse -- un trattato di non-aggressione, una bella nuova legge speciale per gli ebrei, forse dei minerali stategici, o il passaggio per le forze tedesche -- Belgrado sfidò Hitler. Era una pazzia e la pagarono cara. Nel 1948, quando c'era ancora una grande ostilità tra Yugoslavia e le nazioni occidentali, e non c'era da aspettarsi alcun aiuto in caso di guerra, Belgrado sfidò l'Unione Sovietica. Stalin aveva detto, "Scuoterò il mignolo e Tito cadrà." Non andò come Stalin sperava, ma lui era abbastanza intelligente da non lasciarsi impantanare in Iugoslavia. I sentimenti dei Serbi e la loro storia a parlano chiaro: se la NATO vuole il Kosovo, dovrà fare la guerra per prenderlo.

Fortunatamente vi sono alternative alla guerra. Né serbi né albanesi hanno torto in Kosovo, poiché ambedue sono mossi da paure perfettamente razionali. I paesi occidentali dovrebbero intervenire come mediatori, non come poliziotti, che tendono a pensare che l'individuo che "risponde" è il criminale. Un intervento imparziale anni fa, prima di tutto questo sangue, avrebbe potuto ottenere un accordo su un parlamento bicamerale, con una camera di nazionalità in cui ogni nazione avrebbe avuto i diritto di veto. Ora è troppo tardi. L'unica soluzione possibile è la soluzione palestinese. Partizione. Nel caso della Palestina, tutti, salvo che i fanatici religiosi, riconoscono che la partizione era la sola soluzione sensata nel 1948 e che la partizione dei territori conquistati da Israele nel 1967 sarà la sola soluzione possibile. Terra in cambio per la pace. Se Israele vuole la pace deve dare la terra, non a qualche "entità palestinese" debole ed umiliata, ma a uno stato palestinese. Questa è la partizione. Gli israeliani non hanno ancora accettato questa soluzione. Non sarà facile persuadere gli iugoslavi ad accettarla. I mezzi di persuasione devono essere quelli che sono normalmente usati in normali negoziati diplomatici, da diplomatici normali, non da diplomatici bacchettoni: bisogna usare incentivi. Non ci sono richieste che la NATO bombardi Israele per persuaderlo al compromesso. La condizione dei palestinesi nel Libano nel 1982, dopo l'invasione israeliana, erano molto peggiori di quelle degli albanesi nel Kosovo oggi. Nei campi di profughi palestinesi gli eccidi cominciarono quando i soldati del PLO lasciarono la zona. Le vittime erano più di un migliaio in un paio di giorni. Qui non c'erano combattimenti, ma la NATO non ci pensò a bombardare Israele.

A Racak, dopo una giornata di aspri combattimenti, inclusi mortai da parte dell'UCK e artiglieria da parte iugoslava, quarantacinque albanesi furono trovati uccisi. Rapporti di giornalisti occidentalisti ci suggeriscono che questo non sia stato un massacro ma un caso di arrangiare i corpi di guerriglieri e civili che erano morti nel corso della battaglia. L'intenzione sarebbe stata quella di ottenere per la NATO un casus belli, usando un metodo molto più piacevole che quello usato dal governo islamico di Saraievo, che organizzò , con completo successo, l'autobombardamento del mercato e della fila del pane per provocare simpatia e bombe americane.

Paragonate la reazione americana a una chiara atrocità nel Libano e a una dubbia atrocità nel Kosovo. Nel Kosovo, indignazione e minacce di bombardamenti umanitari. Nel Libano, un'offerta di forze di pace e intervento in favore di quelli che avevano commesso il massacro. Il comportamento americano nel 1982 poteva essere giustificato dall'idea che bisogna aiutare vecchi e fidati alleati e opporsi ai loro nemici. Il comportamento americano nel 1999 include l'aiuto a un'organizzazione terroristica, in totale disprezzo per ogni legge internazionale. Ciò è particolarmente strano nel senso che va contro i tradizionali interessi americani , e ignora le realtà geopolitiche. Incredibile è qui il livello di ignoranza mostrato dai dirigenti della NATO riguardo alla storia e alla presente realtà balcanica. I Balcani tremano, pietrificati alla vista degli apprendisti stregoni della NATO, che giulivi pronunciano potenti incantesimi, gli stessi incantesimi ch nel passato hanno avuto il potere di evocare quella splendida chimera, la guerra di religione.

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LE FUTURE GUERRE BALCANICHE

Gli iugoslavi temono che la guerra riprenderà in Bosnia quando i musulmani si sentono abbastanza forti. In vista delle persecuzioni che soffrirono negli anni settanta e ottanta durante gli anni dell'autonomia albanese, credono che autonomia significa espulsione di tutte le minoranze dal Kosovo. Credono che anche se fosse loro possibile rinunciare al Kosovo vi sarebbero richieste per il Sangiaccato e per pezzi del Montenegro. Temono che la pulizia etnica dei serbi che ancora vivono in Croatia potrebbe riprendere e che le nazioni occidentali non avrebbero obiezioni, come nonne ebbero alcuna quando centinaia di migliaia di serbi furono espulsi pochi anni fa. Gli si chiede da dar via tutto il Kosovo per assolutamente nulla. Uno strano negoziato. Una proposta razionale sarebbe dar via parte del Kosovo per la pace. Non la pace nel Kosovo, ma la pace e la sicurezza per serbi, montenegrini, turchi, e rom in tutto il territorio della Seconda Iugoslavia.

I macedoni credono che dopo che il Kosovo è nel sacco loro sono i prossimi. Temono che l'ombrello americano non li aiuterà affatto contro la guerriglia albanese o il terrorismo. Si aspettano la guerra, una guerra che potrebbe estendersi alla minoranza greca in Albania e alle minoranze turche in Bulgaria e in Grecia, e così all'intera penisola balcanica. Il momento per negoziare è prima che la guerra cominci. Una volta che comincia in Macedonia, vi saranno vittime e atrocità, e il compromesso sarà più difficile da raggiungere. Quando serbi e macedoni, proprio come gli israeliani, dicono che le loro frontiere non sono negoziabili, seguono il normale comportamento umano, basato su istinti territoriali. Il compito della diplomazia occidentale è di convincerli che un compromesso territoriale è nel loro interesse, che una linea di condotta razionale demografica sosterrebbe la partizione, che i vantaggi economici della partizione sarebbero grandi, e che l'integrazione economica farebbe le nuove frontiere molto meno importanti. Oggi i confini in Europa sono aperti, al solito non ci si ferma al confine, si rallenta soltanto. L'oppressione delle minoranze che era normale quarant'anni fa in Europa, oggi è impensabile. La gente cambia paese senza difficoltà. Questo è un futuro che i diplomatici dovrebbero offrire ai paesi balcanici. Invece la "diplomazia" occidentale ha solo bombe in borsa, e invece di incentivi economici ci sono insulti e minacce, naturalmente dirette soltanto contro colui che hanno deciso di scegliere come nemico.

Per di più questa "diplomazia" ignora le realtà del territorio. Sostiene il nazionalismo albanese nel Kosovo ma lo nega in Macedonia mentre semplicemente ignora il nazionalismo slavo, dovunque. E' come se questi diplomatici occidentali avessero ricevuto il loro addestramento sui giochi video, dove nulla può accadere che non sia nel programma. Loro l'hanno scritto il programma, così soltanto ciò che si aspettano può succedere. Proprio come giovani possono perdersi nel Dungeons and Dragons o in un gioco di computer e possono venire ad accettare il loro mondo di fantasia come una realtà, così i dirigenti occidentali sono venuti a credere nel mondo di fantasia che hanno creato.

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LA LOGICA DELLA GUERRA

La gente qui mi domanda come sia possibile che gli Stati Uniti stiano cercando di organizzare la scalata al potere nel Kosovo per un'organizzazione che è attualmente impegnata a collocare bombe al mercato e a gettare granate nei caffè. Devo rispondere che i governanti occidentali non hanno grande interesse nell'ottenere soluzioni a lungo termine né si preoccupano di non creare catastrofi per i loro successori. L'unico obbiettivo è quello di ottenere vittorie soddisfacenti che durino fino alla prossima elezione. "Apres nous le deluge." "Dopo di noi che venga pure il diluvio," come disse Louis XV, Re di Francia. Un catastrofico errore venne fatto in Afganistan, dove gli Stati Uniti sostennero gruppi islamici che negli anni 70 si specializzavano a sparare nelle gambe donne che vestivano all'occidentale e che oggi assalgono ambasciate americane. Ma Reagan e Carter non sono biasimati per aver creato il moderno estremismo islamico con loro irresponsabile politica afgana. Allo stesso modo il Presidente Clinton può aver confidenza che la sua politica balcanica non sarà biasimata dagli storici americani. I fautori della diplomazia da cannoniera la pensano oggi come la pensavano cent'anni fa: non possiamo perdere la faccia, bisogna dimostrare che non conviene disobbedire a Washington. Il pensiero degli uomini di stato non ha cambiato dal tempo della guerra di Troia. Einstein disse che tutto è cambiato nel mondo eccettuata la mentalità umana. Il pericolo di guerra nucleare è ignorato. Il pericolo del terrorismo è ignorato. Il pericolo di destabilizzazione regionale è ignorato.

La storia del mondo è una storia di minacce, azioni, e rappresaglie interrotte da occasionali periodi di attività diplomatica. Nei periodi diplomatici seguiamo la logica aristotelica, durante il resto della storia umana seguiamo un antico sistema logico che lo psichiatra Silvano Arieti chiama paleologica. La paleologica è un tipo di logica che viene spesso usata nella nostra specie, per esempio nei sogni, durante l'infanzia, sotto l'influenza di certe malattie mentali, e in tempo di conflitto, qualsiasi conflitto, che sia tra marito e moglie, tra fratelli, clan, e nazioni. Le persone migliori, le più coltivate, pratiche, e razionali, cominciano a comportarli come ubriachi in tempo di conflitto. La paleologica ci rende molto sicuri di sé, ci fa assumere rischi che sarebbero inaccettabili sotto la logica aristotelica, e ci fa accettare conclusioni che ognuno al di fuori del conflitto vede chiaramente che sono totalmente insensate. Un ubriaco o un generale o un presidente che sia sotto l'influenza della paleologica, è assolutamente certo della sua vittoria: il successo sembra inevitabile, e premere il grilletto durante un giochino di roulette russa non sembra strano affatto. La paleologica ci depriva dell'abilità di usare tattiche avanzate, come la diplomazia, in favore di quelle più primitive, come la guerra. La paleologica blocca sentimenti avanzati come vergogna e senso di colpa ma tollera e sviluppa sentimenti primitivi, come il timore di perdere la faccia e il sospetto della gente che non conosciamo--per esempio "quella gente malefica che vive sull'altra sponda del fiume, che noi sappiamo bene sono in combutta col demonio." Diplomatici la cui mente è nel modo paleologico fanno pubbliche minacce, mentre diplomatici aristotelici, in conversazione privata, indicano ai loro oppositori gli svantaggi delle loro azioni. Diplomatici paleologici sempre ci portano alla guerra, perché trasformano disaccordi in questioni di faccia.

Ritornando alla situazione presente, la paleologica no permette ai politici dell'occidente di realizzare né l'assurdità dei rischi che prendono, né la loro colpevolezza nella distruzione della seconda iugoslavia nel 1991, nell'inizio della guerra in Bosnia, nell'espulsione di più di mezzo milione di serbi, e nell'inizio della guerriglia nel Kosovo. Allo stesso modo, la paleologica non permette ai serbi di vedere le loro colpe. I serbi hanno sofferto violenza e prepotenza da parte degli albanesi, e la paleologica gli dice, "Noi siamo vittime, ergo non possiamo essere oppressori." I serbi sono certi che le loro forze non sono responsabili di violenza e di prepotenze contro gli albanesi. Come un osservatore neutrale, io so che le cose non stanno così. Ne so bene delle atrocità commesse da albanesi contro serbi fin dagli anni settanta, e mi aspetto che i serbi stiano ricambiando, nel corso di questa guerriglia. Ma una più estesa guerra non può fare altro che aumentare il livello di brutalità, è sempre stato così e non vedo motivo per aspettarmi che le cose vadano in maniera differente in questa futura guerra.

Mi aspetto che i capi della NATO attaccheranno la Iugoslavia perché hanno minacciato e perderebbero faccia se ora si ritirassero. L'intervento NATO risulterà in pulizia etnica generale nel Kosovo e i serbi e l'UCK si incendieranno i villaggi a vicenda. Però, visto che i serbi sono più forti, gli albanesi soffriranno molto di più. Gli albanesi sono chiaramente terrificati di ciò che gli succederà se la NATO comincia a bombardare. I giornalisti occidentali di maggiore esperienza sono molto pessimisti, ma sanno che gli editori non vogliono dare prominenza al negativismo, all'inizio di una crociata: le crociate vendono giornali. Gli unici che non sono affatto preoccupati sono i duci e condottieri occidentali che vediamo sul CNN. Sono pronti a scommettere casa e campagna sull'idea che il loro ultimatum ci darà pace e prosperità: ma quello che vogliono scommettere non è la loro casa, e neppure è la loro campagna.

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