Lettere da Belgrado del Rabbino Danon

Belgrado
23 agosto 1995 Av 27, 5755
A Sua Santita'
Il Patriarca della Serbia Pavle
Vostra Santita',
E' con il piu' profondo dolore nel nostro cuore che siamo testimoni all'esodo dell'amato e
fraterno popolo serbo.
Espulsioni e persecuzioni coprono tante pagine della nostra storia. Lo stesso sta ora
succedendo al popolo serbo. Per secoli il ghetto e' stato riservato per noi, oggi e' riservato
al popolo serbo.
Secondo il calendario ebraico, l'esodo serbo comincio' la vigilia del nono giorno di Av, il
mese e il giorno in cui gli ebrei soffrirono la distruzione del Primo e del Secondo Tempio.
Quel giorno furono pure espulsi dalla Spagna, e la prima camera a gas ad Auschwitz fu
aperta il nono giorno di Av.
Simpatizziamo con le sofferenze del popolo serbo e con Voi.
Le vostre tribolazioni sono le nostre tribolazioni.
Cadik Danon
Capo Rabbino di Iugoslavia
Lettera Aperta a Eli Wiesel
Poco tempo fa voi visitaste la Iugoslavia in una missione di pace per apprendere la verita'
sulla situazione in questo paese e farne un rapporto al mondo.
Ebbi il piacere di essere presente a una cena di benvenuto e di offrire un brindisi in vostro
onore. Allora chiesi la vostra assistenza nel compito di togliere via le sanzioni imposte alla
Iugoslavia. Vi chiesi di dire al mondo quello che avete visto qui.
Dopo la vostra visita aspettai con ansia di sapere quali fossero i primi passi che
intendevate predere. Non potevo immaginarmi che voi avreste permesso che la vostra
buona riputazionen fosse usata dai signori di questa guerra. Come spiegare il fatto che voi
avete firmato un documento che domanda il bombardamento della Serbia?
La storia si ripete qui. Guerra, eccidio, pulizia etnica, vittime innocenti tra serbi,
musulmani, croati, albanesi. Chi e' da biasimare? Voi siete fra le schiere di coloro che
dicono che solo i serbi sono colpevoli.
Voi avete deciso di credere alla "verita'" creata da potenti ed efficienti
macchine di propaganda invece di aver fiducia in quello che vedete.
Vi parlo alla vigilia di Jamim Noraim, quando gli ebrei riesaminano le loro trasgressioni
dell'anno passato. E' un'opportunita' per ogni credente di pentirsi e chiedere perdono di
fronte a DIo.
Shana tova vahatima tova! Cadik Danon
Capo Rabbino della Iugoslavia
Belgrado, Aprile 1999
Il popolo serbo e' sotto attacco da parte della piu' potente macchina bellica del mondo, che
sta distruggendo ospedali, scuole, ponti, e l'infrastruttura industriale e agricolturale del
paese.
I media dei paesi della NATO fabbricano falsita' sulla natura selvaggia di questo popolo
coraggioso e amante della liberta' e sulle sue attivita' genocide. Si ingannano pensando che
cosi' potranno giustificare i loro crimini di fronte a Dio e all'umanita'.
Per secoli gli ebrei hanno sofferto sotto false accuse di atti malefici, e cosi' nessuno puo'
comprendere cosi' bene come noi la situazione in cui il popolo serbo si trova oggi. Noi, i
pochi seguaci della religione mosaica, che cercando un po' di pace e giustizia trovammo
rifugio in questo paese, per secoli abbiamo condiviso la buona e la cattiva fortuna e
abbiamo avuto l'opportunita' di fare l'esperienza della loro ospitalita' e della generosita' del
cuore dei serbi. Come dicevano i nostri antenati, e' nei momenti di sventura che si
riconosce un buon amico. Tanti serbi rischiarono la loro vita e quella dei loro cari per
aiutare gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.
Oggi che per la terza volta in questo secolo i serbi si trovano esposti alla furia dei piu'
potenti del mondo, io, che in Iugoslavia ho servito per tanti anni come Capo Rabbino, non
ho il diritto di rimanere in silenzio di fronte alla sventura che ha colpito i serbi e tutti i
cittadini della Iugoslavia. Invito le organizzazioni ebraiche e gli ebrei in tutto il mondo di
fare cio' che possono per fermare questa agressione scatenata contro i serbi solo per la
loro fermezza nell'affermare che nessuno puo' dar via quello che loro appartiene. Certo
nessuno puo' togliere ai serbi la loro Terrasanta, cosi' come nessuno puo' togliere
Gerusalemme agli Ebrei.
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