I Rifugiati

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Belgrade

March 31, 1999

La guerra, i rifugiati e la pubblicità

I governi occidentali regolarmente accusano i media iugoslavi di ignorare la catastrofe umanitaria dei rifugiati, il che non è vero. Il punto di vista che viene accettato qui è che i rifugiati sono scappati dai bombardamenti. La televisione iugoslava ha mostrato folle di rifugiati in Macedonia, ma si interessa principalmente sulle decine di migliaia di rifugiati che fuggono verso la Serbia e il Montenegro. Sono principalmente Serbi, Montenegrini, e Roms (zingari), ma includono pure Albanesi. Vi sono forse 100,000 Albanesi che vivono a Belgrado, e così gli Albanesi dal Kosovo hanno l'opportunità di trovare rifugio a Belgrado dai loro parenti. I rifugiati che arrivano qui dicono che sono fuggiti dai bombardamenti della NATO. Osservando i danni fatti a Pristina dalle bombe NATO, sembra ragionevole accettare questa spiegazione. Nessuno negherebbe oggi che i bombardamenti hanno causato catastrofi umanitarie di rifugiati in Europa nella Seconda Guerra Mondiale, in Korea, ed in Vietnam. Sembra un po' sciocco pretendere che le nostre bombe siano diventate così gentili che non possono più ridurre al panico la popolazione. Il che certo non esclude il terrore da parte della polizia o da parte delle milizie.

I guerriglieri dell' UCK, fin dall'inizio della loro confronto con l'esercito Iugoslavo hanno creato posizioni fortificate nei loro propri villaggi. Quando scegli tali tattiche, in effetto ordini fuoco d'artiglieria sulla tua casa. Questa e' una tattica di difesa primitiva, che una forza guerrigliera non può' usare. Ciò spiega parte del danno, ma non dubito che villaggi albanesi siano stati intenzionalmente incendiati. Durante la guerra del Vietnam questo si chiamava un "Zippo raid". Zippo è una marca di accendino americano. Sfortunatamente, "c'est la guerre". Nella specie umana abbiamo una deplorevole tendenza a incendiare le case del nemico, un'attività istintiva che è con noi dal paleolitico. Questo istinto è così forte che tattiche Zippo sono perfino praticate dai vincitori quando avanzano in territorio nuovamente conquistato, dal quale gli abitanti sono già fuggiti. Furono praticate su larga scala dall'Armata Rossa durante la conquista della Prussia nel 1944--questo era territorio che i Russi intendevano tenersi. Queste erano le loro nuove case, che il popolo russo si era comperato col proprio sangue, e se le incendiavano allegramente: tanto forte è per noi questo istinto, che riappare in tempo di guerra quando gli ufficiali non proibiscano l'incendio e non siano pronti a fucilare I trasgressori. Incendiare case era molto di moda durante l'Operazione Tempesta, la conquista della Krajna da parte dell'Esercito Croato nel 1995. In quell'occasione non si udirono né strilli d'indignazione né minacce da parte dei governi occidentali. Che tale sviluppo morale e umanitario si sia manifestato nelle capitali occidentali nel breve spazio di quattro anni non può non riempire i nostri umili cuori di gioia.

D'altro canto esprimere sorpresa che teppisti Serbi, le cui famiglie per più di 20 anni erano state terrorizzate da teppisti Albanesi, incendino le case degli Albanesi durante un intervento della NATO che gli Albanesi avevano ripetutamente invitato, è un'ipocrisia. Tutti se lo aspettavano, tutti i giornalisti a Pristina ne parlavano prima che i bombardamenti cominciassero, tutte le persone di riguardo a Washington, Londra, Parigi, e Bonn ne accettarono "i rischi inevitabili": pochi politici e pochi editori dei media occidentali possiedono proprietà in Kosovo. E' innegabile che i media occidentali abbiano bene eseguito la funzione di creare l'atmosfera necessaria per l'inizio di questa bella piccola guerra.

Ecco il modo in cui questa guerra è stata creata. Film e foto che mostrano l'orrore della guerra vengono mostrate. media dicono che bisogna fare qualcosa. Qualsiasi cosa. L'opposizione strilla che il governo è impotente. Un falso massacro è organizzato a Racak. Dei giornalisti francesi discutono le inconsistenze della storiella, tutti gli altri media importanti se la bevono. Ordini e minacce sono inviati a Belgrado. Quando il piccolo Slobodan fa spallucce, i ragazzini dei media si sentono ridacchiare in aula. Ora si tratta di una questione di salvarsi la faccia, e il Signor Maestro, giovane e nervoso, tremante all'idea di perder il controllo della classe, tira fuori la bacchetta. Ora l'unica cosa che possa salvare il Signor Maestro dal fare un'idiozia sarebbe l'entrata di un anziano bidello o del Signor Direttore.

In un bar, Clinton dovrebbe cominciare a battersi a meno che i suoi amici non lo trattengano. Quando nel 1953 il Signor Dulles, che era al comando della politica estera americana, ebbe l'idea geniale di bombardare i guerriglieri del Vietnam con bombe atomiche, fu salvato dai francesi, che decisero di rifiutare il gentile dono. Quando il Signor Dulles decise di entrare nella guerra coloniale d'Indocina con forze convenzionali, Winston Churchill lo salvò. Ma ora, al Bar Balkan, gli amiconi del Signor Clinton lo incoraggiano a battersi. Sono socialisti e verdini che sono così morali e sensitivi che ci sono caduti al vecchio trucco del bambino che piange: prendi una culla con un bambino dentro, mettila nella palude, e dacci un calcio. Il bambino piangerà e tutti i socialisti e i liberali salteranno in acqua, dove rimarranno impantanati. Nel 1999 non c'era un Churchill in tutta Europa, non c'era nessuno anziano di grande autorità che poteva salvare il Signor Maestro.

"Signor presidente, lei ci dia la fotografia,e noi le daremo la guerra." Io non so se il magnate del giornalismo Hearst abbia veramente detto questo a Teddy Roosevelt nel 1898, ma questo aneddoto di certo descrive perfettamente la funzione che la stampa occidentale ebbe nella distruzione della seconda Iugoslavia. Dalle storia dei campi di stupro a quella del falso campo concentramento a Trnopolje, dal cannoneggiamento di Sarajevo e di Dubrovnik all'auto-bombardamento della fila del pane e del mercato di Sarajevo c'è una linea diretta che ci conduce ai falsi massacri di Drenica e di Racak. Sono convinto che i Serbi, come gli Albanesi, siano responsabili per massacri e atrocità, ma dobbiamo veramente scoprire cosa guidi i media occidentali a concentrarsi sugli orrendi dettagli di false atrocità. Sembra che tutti I dirigenti dei media occidentali soffrono di una perversa pigra passione per la fantasia, come uno che può ben permettersi il lusso di un biglietto per l'Italia ma preferisce visitare Roma senza quei strani, difficili, incomprensibili Romani. Il tutto arrangiato in un pacchetto piacevole, comodo, e prevedibile, a Las Vegas, Nevada o a Disneyland. Sono certo che vi saranno da qualche parte Auschwitz serbe, ma invece di cercarle, i media occidentali preferiscono visitare Auschwitz Disneyland.

Dall'altra parte, la pulizia etnica commessa contro Serbi e Montenegrini da parte degli Albanesi fin dagli anni 70 è assolutamente ignorata. Questo non ci deve sorprendere, perché nessuno vorrebbe accusare editori della televisione e della stampa di leggere libri di storia loro tempo libero. Una cosa che però io trovo sorprendente è che gli editori dei media abbiano deciso di ignorare belle e interessanti storie come quella del crematorio scoperto a Klecka, dove furono scoperti I resti di 22 desaparecidos iugoslavi. Quando io dico "iugoslavi" intendo Serbi, Montenegrini, Rom, e pure Albanesi che preferivano non lasciare uno stato multietnico dove avevano goduto libertà culturale, religiosa, politica, ed economica. Non dubito che ci sia stata menzione di Klecka nella stampa occidentale. La differenza è la ripetizione. Quello che viene ripetuto diventa parte della storia, quello di cui si parla una volta sola diventa una nota a piè di pagina. In pratica, tali note non fanno parte della storia. Non sono parte del discorso politico, non se ne parlerà nelle discussioni sulla televisione. Note a piè di pagina vanno giù per il buco della memoria di Orwell. Non sono parte della realtà. Klecka non esiste. A Klecka non e' mai successo nulla.

Come possiamo spiegarci la disonestà dei media occidentali? La pubblicità. La Jugo in confronto alla BMW. Chi comprerebbe una Jugo quando l'alternativa è una BMW gratis. Al principio del conflitto nella Seconda Iugoslavia, un'ottima campagna pubblicitaria, efficiente e ben finanziata, convinse l'opinione pubblica che i Serbi erano dei mostri. Ognuno accettò questa demonizzazione. Ho l'imbarazzo di riportare che ci caddi pure io. La pubblicità degli iugoslavi era penosa. Nessuno ci credeva, e dopo un po' fu completamente ignorate dai media occidentali. Se tu credi che la Jugo non funziona, non la comprerai, né quest'anno, né l'anno prossimo, anche se il nuovo modello funziona, ed è abbastanza buono. I media occidentali decisero che la Jugo non era una macchina buona, punto e basta. Ogni storiella di atrocità Serbe venne accettata. Giornalisti, editori, e politici occidentali le accettarono tutte. Se uno non le accettava veniva immediatamente chiamato un apologo del genocidio. Uno dei più grandi successi pubblicitari della guerra ebbe luogo attorno al campo di concentramento di Trnopolje. Il film di un gruppo di prigionieri , uno dei quali era severamente dimagrito, nell'agosto del 1992 venne a svegliare il mondo alla triste realtà che il genocidio e i campi della morte erano ritornati in Europa e che bisognava fare qualcosa per fermare un nuovo Hitler. Il problema era che questi non erano prigionieri. Erano rifugiati bellici, ma non erano rinchiusi col filo spinato. I giornalisti erano entrati in un recinto e dal di dentro filmavano i "prigionieri" che erano al di fuori. Questa piccola frode è ancora usata nell'aprile 1999 sulla televisione italiana nel corso di programmi di propaganda bellica anti-serba e il Presidente Clinton ci riferisce solennemente nei suoi discorsi.

Mentre io ammetto di aver un pregiudizio nella mia fiducia che il giornalista sul campo di battaglia, come il militare, stia cercando di fare del suo meglio in vista delle difficili circostanze del suo lavoro, io sono un credente nell'ignoranza e stupidità di editori e uomini di stato. Se il lettore preferisce una visione della storia in chiave un po' cospirativa, in cui qualche "Ordine Nuovo" o qualche "Ordine Nuovo (mondiale)" organizza le cose in maniera tale che ci portino da un confronto militare all'altro, per profitto e divertimento, su ciò non mi posso pronunciare: di congiure non ne so molto. Invece finirò questa chiacchierata con un'antica frase, scritta da un dissidente che ottant'anni fa era già molto pessimista sui motivi degli editori dei media e degli uomini di stato, nella loro mondiale ricerca per nemici da trovare, rinforzare, demonizzare, finalmente, si spera, distruggere. Così scrisse H.L.Menckhen:"L'obbiettivo della politica è quello di mantenere la popolazione in un continuo stato di allarme, minacciata da una infinita serie di demoni, tutti immaginari, dai quali domanda in gran clamore di essere salvata."

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