L'eccidio di Racak

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Sin dall'inizio del conflitto che nel 1991 pose termine alla Seconda Iugoslavia(1944-1991), l'opinone pubblica nei paesi cattolici, protestanti, e musulmani e' stata del parere che i serbi erano responsabili. Qualsiasi cosa non andava nei Balcani, l'avevano fatta i serbi. In paesi della fede cristiana ortodossa c'era simpatia per i serbi, ma questa simpatia era ben controllata dalla necessita' di soddisfare i banchieri di Londra, Bonn, e Washington: ai poveri non spetta discutere di politica coi banchieri. Poche voci di simpatia per i serbi si udirono nell'occidente, da coloro che criticavano la demonizzazione dei serbi come risultato di ignoranza e di mancanza di prospettiva storica. Un punto di vista ancora piu' raro e' quello che i serbi sono stati oggetti di una campagna di frode e disinformazione.

Usare un minore ed evitabile incidente come pretesto per la guerra e' una pratica antichissima, per lo meno antica come Roma. I romani avevano tale devozione al principio della legalita', che sentivano una necessita' morale di trovare un pretesto ogni volta che volevano disturbare l'ordine costituito con una nuova guerra.Un tale pretesto si chiamava casus belli. Negli Stati Uniti d'America siamo tanto devoti al principio della legalita' come lo erano i Romani, e sentiamo l'imperativo morale di avere un buon casus belli ogni volta che decidiamo di cominciare una nuova guerra.Per la guerra con la Spagna del 1898 dovemmo usare l'affondamento della Maine, per la Prima Guerra Mondiale usammo l'affondamento della Lusitania, e ogni invasione ha vedove e orfani da salvare. A volte pero' non possiamo trovare innocenti da proteggere, e non possiamo neppure trovare quel minore ed evitabile incidente a cui rispondere. Allora qualcuno deve dedicarsi, con creativita', allo speciale lavoro di creare un incidente dove nulla ancora sussiste. Per la guerra contro il Vietnam avemmo da usare un incidente navale nel Golfo del Tonchino, in cui navi nemiche inosservabili perche' inesistenti attaccarono una nave della marina statunitense. Il cacciatorpediniere americano cannoneggio' la notte e il mare, in legittima difesa, nell'eventualita' che i segnali sullo schermo del radar fossero stati indici di attuali barche nemiche. Era questo un atto di guerra, un attacco al libero commercio sui mari? Nell'eventualita' che lo fosse, il Presidente lancio' una massiccia campagna di bombardanmento contro il Vietnam. Ma quelli erano gli anni sessanta. Ora, negli anni novanta, c'e' una nuova, piu' solida moralita'. Niente piu' "cattivi scherzi" a Washington. Naturalmente, se i nostri piccoli alleati balcanici creano piccoli incidenti, per permetterci di fare la nostra entrata nelle loro piccole guerre balcaniche, che ci possiamo fare?. Ecco alcuni esempi di creativa collaborazione NATO-balcanica.

Le foto dei scheletrici prigionieri musulmani bosniaci dietro al filo spinato del campo di concentramento serbo causo' l'opinione pubblica mondiale di prendere la parte dei musulmani contro i serbi. Quelle immagini furono perfino introdotte dal Presidente degli Stati Uniti d'America come argomento per bombardare la Iugoslavia nel Marzo 1999. Le stesse immagini furono usate in un film di propaganda bellica visto sulla televisione italiana nell'aprile 1999. Tali immagini erano false. I prigionieri del campo di sterminio non erano prigionieri. Un team televisivo, il 5 agosto 1992, entro' un recinto e filmo' un gruppo di rifugiati recentemente arrivati al centro di transito di Trnopolje, che era organizzato dai serbi. Il recinto are rotto in vari punti, e cosi' i telegiornalisti vi erano entrati. I rifugiati se ne stavano al di fuori del recinto. Il risultato fu giustamente chiamato "una delle immagini chiave della guerra nell'ex Iugoslavia". (The independent, 5 agosto 1993) Quando la rivista britannica LM pubblico' un articolo dallo scrittore tedesco Thomas Deichman che dimostrava che le immagini del campo di sterminio erano una frode, la compagnia televisiva che impiegava quei giornalisti, invece di rispondere alle accuse, fece causa alla rivista LM , chiedendo alla corte di ordinare la distruzione di tutte le copie della rivista. Questa e' una delle maniere in cui nel Mondo Libero si ottiene censura della stampa: i piccoli giornali hanno paura di scrivere qualcosa che potrebbe portarli in corte, anche se sia vero. L' Ufficio Censura, che nel Mondo Libero risiede nelle auguste sale giudiziarie, sa bene che anche se i giornalisti sono alla fine assolti, avranno dovuto spendere tanto tempo, energia, e denaro difendendosi dalle accuse di diffamazione, che la loro capacita' di essere giornalisti sara' stata minata. Per evitare cio' dovranno far ricorso all'autocensura.

Il bombardamento del mercato a Sarajevo il 5 febbraio 1994, nel quale 68 persone morirono, riusci' a unire i paesi della NATO, e un ultimatum fu inviato ai serbi bosniaci, il che porto' a un intervento dell'aviazione della NATO in favore dei musulmani e croati bosniaci. I serbi negarono responsabilita' per il bombardamento del mercato. I dirigenti dell'ONU dissero che non erano certi sull'origine del proiettile. Lord David Owen, gia' ministro degli esteri britannico, scrive in Balkan Odyssey che i rapporti militari erano d'accordo che i musulmani si erano autobombardati:

quando tale...informazione raggiunse l'ONU a New York...si fece di tutto...per ridurre la possibilita' che raggiungesse la stampa...la NATO, che aveva appena raggiunto la sua decisione, sarebbe pure stata in gran disordine se la percezione del pubblico che i serbi erano responsabili per il bombardamento del mercato fosse stata improvvisamente spezzata. Cio' che ora occorreva era un po' di controllo delle notizie...Non potevo permettere un cover-up, ma d'altro canto non era mio dovere rivelare la storia. (Balkan Odyssey, pp.261-262)

Ecco una bella rarita', un onesto Ministro degli Esteri, ex, naturalmente. Davvero non poteva dire una bugia...

Un'altra bomba colpi' il mercato il 28 agosto 1995, uccidendo 37 persone, che causo' la NATO di iniziare una massiccia campagna aerea. Il Presidente Clinton la chiamo' "un'appropriata risposta al bombardamento di Sarajevo." David Binder, giornalista per il New York Times, scrisse che l'Assistente Segretario do Stato Richard Holbrooke aveva gia' promesso una piu' intensa campagna aerea da parte della NATO: il bombardamento del mercato arrivo' con prontezza ed efficienza, entro ventiquattr'ore. Binder diede quattro differenti sorgenti militari che non erano d'accordo con il rapporto dell'ONU che dava la colpa ai Serbi. Tra i motivi dettagliati per credere che la bomba era venuta da vicino o che era stata lanciata da un tetto, non dalle linee serbe, era la poca profondita' del cratere, e l'assenza del caratteritico fischio che una granata in arrivo deve fare. L'articolo di David Binder non fu pubblicato nel New York Times ma appari' sulle pagine del Nation di New York il 2 ottobre 1995. Naturalmente non se ne parlo' molto sulla stampa del regime. Il dibattito e' pericoloso. La verita' potrebbe uscirne.

Nel villaggio di Racak, Kosovo, 46 albanesi morirono il 15 gennaio 1999. I superstiti a Racak erano certamente vittime, avevano perduto membri della loro famiglia. Certamente abbiamo una naturale simpatia per vedove e orfani, ma solo perche' i serbi sono diavoli e gli albanesi angeli, bisognera' risparmiare ai testimoni angelici il rigore del controinterrogatorio, prima che i diavoli siano spellati e bolliti in olio? D'altro canto, non dovremmo forse lasciare il lavoro investigativo al Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra nell'Ex Iugoslavia? Sfortunatamente questo tribunale, che siede all'Aia, e' interessato solo nei criminali serbi ed e' stato cosi' pronto ad accettare evidenza ovviamente falsa che si e' trasformato nella CICA, la Corte Internazionale del Canguro all'Aia. Il compito della CICA e' la giustificazione dell'attacco contro la Iugoslavia e tutte le sue nazionalita', serbi, montenegrini, albanesi, romi, turchi, e slavi musulmani. Quantunque soffriamo da una severa mancanza di vestaglie nere e parrucche, che sono cosi' essenziali al mantenimento della giustizia, nell'assenza di una corte imparziale spetta a noi di dibattere la colpa degli iugoslavi nella corte dell'opinione pubblica. L'accusa la potete vedere qui a lato, ma le parole seguenti saranno per la difesa.

GLI EVENTI DEL 15 GENNAIO 1999

L'opinione pubblica occidentale vede l'eccidio di Racak come la goccia che fece traboccare il vaso della passivita' del Mondo Libero verso un nuovo piccolo Hitler che ha portato morte, distruzione e instabilita' ai Balcani. I piu' pensano che il massacro di Racak finalmente convinse i dirigenti occidentali a confrontare il malefico dittatore di Belgrado, prima che potesse realizzare il suo patologico sogno di una Grande Serbia, etnicamente pulita. D'altro canto si sentono rare voci che dicono che il massacro di Racak fu una frode, creata per dare una scusa ai dirigenti della NATO, quasi tutti pacifisti pentiti, socialisti riformati, comunisti convertiti, e verdi rinsaviti. Una bella scusa per permettere ai dirigenti della NATO di accettare i loro istinti primitivi, dipingersi la faccia, e andare a giocare alla guerra. Esamineremo ora l'evidenza.

La mattina di venerdi' il 15 gennaio 1999, i media occidentali e gli osservatori dell'OSCE furono invitati ad assistere a operazioni militari nel vicinato del villaggio di Racak, che allora aveva meno di 400 abitanti. Contro l'UCK entrarono in azione almeno sette mezzi blindati della polizia e tre carri armati dell'esercito. Alle 11.30 del mattino rappresentanti della sezione politica dell'UCK annunciarono che la battaglia aveva causato morti da ambedue le parti. Gli iugoslavi diedero molta pubblicita' ai combattimenti quel giorno e il giorno dopo, e annunciarono la morte di quindici "terroristi" a Racak. Differenti sorgenti albanesi annunciarono la morte di sette oppure di otto soldati dell'UCK. E' certo che le forze dell'UCK a Racak non furono distrutte, i combattimenti durarono l'intera giornata e ricominciarono nei giorni seguenti, causando perdite agli iugoslavi. Quando la polizia si ritiro' il pomeriggio del 15 gennaio, portandosi via dozzine di armi automatiche catturate, nel villaggio entrarono gli osservatori dell'OSCE, secondo rapporti apparsi in Liberation, Le Monde, e LeFigaro. Durante l'intera giornata gli eventi a Racak furono discussi come una battaglia, su cui riportarono Agencie France Presse, Reuters, e Associated Press. Alle 15.20 l' OSCE telefono' all'esercito iugoslavo, chiedendogli di cessare il fuoco. (Liberation, 21 gennaio, 1999)

Il giorno dopo i giornalisti furono invitati a Racak, ora di nuovo sotto il controllo dell'UCK, e furono portati a un sentiero affossato al limite del villaggio, dove videro 23 cadaveri. Due o tre testimoni, "sempre gli stessi", dice Liberation del 21 gennaio, dissero che verso mezzodi' la polizia entro' nelle case e arresto' gli uomini. I rapporti nella stampa occidentale dicono che vari prigionieri furono torturati o che i corpi furono mutilati dopo l'esecuzione. Rappresentanti di Human Rights Watch piu' tardi raccolsero testimonianze da 14 persone. L'UCK aveva un interesse molto chiaro nel rappresentare morti in battaglia come vittime di un eccidio. In guerra l'inganno non e' un vizio, e' una virtu'. Percio' questi testimoni non erano imparziali. Avevano appena perso il padre o il marito, e sarebbe stato il loro dovere patriottico di mentire se richiesti di farlo. D'altronde, non collaborare con l'UCK non e' una buona idea per un albanese nel Kosovo, e coloro che sono accusati di essere in opposizione all'UCK vengono normalmente uccisi. Insomma, i contadini di Racak avrebbero avuto ottime ragioni di mentire, e le loro testimonianze dovrebbero essere soggette a un controinterrogatorio.

E' strano che tra le centinaia di sopravvissuti a Racak meno di quindici testimonianze fossero raccolte. C'erano molti investigatori sul posto. Non avevano il tempo di registrare o filmare tutti i testimoni? Cos'altro avevano da fare quel giorno se non raccogliere testimonianze? L'OSCE aveva a sua disposizione nella zona dozzine di osservatori che avrebbero potuto parlare ai trecento testimoni in poche ore, se lo si voleva. Invece si fece la scelta di non farlo. Sarebbe stato essenziale registrare le testimonianze quando la memoria era ancora fresca, e prima che i serbi potessero esercitare pressioni. Una volta che si da' una testimonianza non e' facile "dimenticare" anche sotto minaccie, e sapere che la testimonianza e' stata gia' data protegge un testimone. Anche se uno "scompare" la testimonianza rimane e puo' essere usata al processo, il che rende molto impratica l'idea di "scomparire" i testimoni. Human Rights Watch sembra non abbia avuto alcuna paura per il fato dei quattordici destimoni di cui diede il nome o le iniziali. Ovviamente in un villaggio di trecento persone dare le iniziali e' lo stesso come dare il nome completo. Ma perche' limitarsi a quattordici? Forse perche' era meglio limitare il numero dei testimoni e cosi' evitare contraddizioni.

L'unico serio argomento per l'accusa per ora consiste di due rapporti di Human Rights Watch, parte del 1999 World Report , un breve documento intitolato Yugoslav Forces Guilty of War Crimes in Racak, Kosovo , in data 29 gennaio, 1999, e un documento piu' lungo, senza data, chiamato Yugoslav Government War Crimes in Racak. Li chiameremo rispettivamente HRW1 e HRW2. L'organizzazione Human Rights Watch ha per molti anni fatto lavoro molto importante, richiamando all'attenzione dell'opinione publica mondiale tante violazioni di diritti umani e tante atrocita', il tutto scitto con grande imparzialita'. Nel caso di questo conflitto nel Kosovo, Human Rights Watch (HRW) ha criticato ambedue le parti. D'altro canto, il piu' onesto giudice istruttore puo' sbagliarsi, e non si puo' escludere che in questo caso gli investigatori di HRW possano essere stati ingannati dai loro 14 testimoni. Il rapporto HRW1 dice che "dopo la ritirata dell'UCK da Racak, forze governative...arrestarono, torturarono, e poi apparentemente uccisero i 23 individui di etnia albanese su un colle fuori del villaggio."

CONTRADDIZIONI

La prima domanda e' come e perche' mai avrebbe la polizia portato le sue 23 vittime, con gran calma, fuori del villaggio, in terreno aperto, quando era sotto il fuoco dell'UCK durante l'intera operazione, dalle alture sopra il villaggio. Perche' non uccidere gli albanesi sul posto, tra le case, dove i serbi avevano protezione dal fuoco dell'UCK e pure dagli occhi degli osservatori dell'OSCE, che se se stavano in cima a un colle vicino? Come mai nessuno scopri' i cadaveri il venerdi' pomeriggio, ne' gli albanesi di Racak, ne' i soldati dell'UCK, ne' gli osservatori dell'OSCE che entrarono nel villaggio quando gli iugoslavi se ne andarono? Il giornalista francese che entro' Racak il venerdi' pomeriggio non vide cadaveri. I membri del team del APTV che erano nel villaggio per filmare la battaglia non videro cadaveri. Un team di APTV arrivo' alle 10 del mattino e riprese la battaglia da un colle vicino. I telegiornalisti di APTV poi entrarono nel viIlaggio dietro un mezzo blindato. Il loro film mostra la polizia che avanza entro il villaggio sotto fuoco sostenuto da parte dell'UCK. (Liberation , 21 gennaio 1999) I membri dell" APTV team erano presenti all'intera battaglia, ma non videro cadaveri.

Il luogo dove i 23 morti furono trovati e' al margine del villaggio. Le superstiti dissero che i soldati serbi cantavano mentre uccidevano o torturavano gli albanesi. (Le Monde, 22 gennaio, 1999) Se l'eccidio ebbe luogo cosi' vicino ai superstiti, che sentivano i serbi cantare, devono pure aver sentito spari. Se ti portano via il marito e poi senti una sparatoria, forse aspetti un po', ma poi guardi fuori dalla finestra, e se non vedi piu' i nemici, tu corri in giro nel vicinato, cercandolo, sperando di trovarlo ancora vivo, forse ferito. Corri in giro per il villaggio, chiedendo ai vicini se hanno visto qualcosa, se hanno sentito qualcosa. Corri ai margini del villaggio, chiamando. Corri a un luogo piu' elevato, da dove puoi avere una buona vista della zona--e' inverno e mancano le foglie. Ci si aspetterebbe di vedere povere donne che cercano disperatamente padri, mariti, e figli. Invece si vedono gli albanesi del villaggio come parlano con gli americani dellOSCE. Sembrano calmi. (Le Figaro, 22 gennaio 1999) Nessuno corre dal giornalista francese che entra nel villaggio alle 16:30 e di nuovo alle 18 e gli chiede, "Quaranta uomini sono scomparsi, avete visto i serbi portarli via? Se li avete visto, allora saranno ancora vivi, inshallah--Dio volendo." No, le donne di Racak non sembrano preoccupate affatto. Secondo HRW2, "Tutte credevano che la polizia avesse soltanto arrestato i loro parenti maschi e li avesse portati alla stazione di polizia di Stimlje." Erano cosi' sicure che non fecero alcuna domanda ai giornalisti che entrarono nel villaggio. Erano cosi' sicure che non si appellarono agli osservatori dell'OSCE perche' andassero alla stazione di polizia per vedere se tutto andava bene, per accertarsi che gli uomini non fossero maltrattati. Tale tranquillita', tale confidenza sembrano un po' strane, ma diventano incredibili quando leggiamo le frasi seguenti in HRW2:

Il ragazzo disse a Human Rights Watch: "Due o tre poliziotti li bastonavano con pezzi di legno. Uno li prendeva a calci in faccia. Gli altri guardavano. Era terribile. Gli uomini gridavano, avevano le teste insanguinate. Un poliziotto mi rinchiuse in cantina con le donne, ma potevo sentirli gridare per un'altra mezz'ora..." Una giovane donna disse che la polizia rimase sul colle, cantando, e chiamando un suo parente in albanese, "Aziz, vieni qui a vedere i tuoi parenti! Sono morti!"...Verso le ore 13 la polizia condusse i 23 uomini fuori dal cortile di Osmani. Un testimone, S.A., era a quel momento nascosto dietro a un muro di cinta cinquanta metri dalla casa di Osmani. Disse a Human Rights Watch che ascolto' come la polizia conduceva i detenuti per le strade di Racak: "Sentii i poliziotti domandare a loro [i detenuti] dov'era il comando del nostro esercito [l'UCK] e loro gli dissero dov'era. Allora andarono verso la centrale elettrica, verso il nostro esercito. Penso che saranno state le ore 15, quando sentii sparare, ma non sapevo che erano stati uccisi."

Stranamente, le donne non erano preoccupate. Non corsero verso la centrale elettrica, sperando e pregando di non trovare i cadaveri di padri, mariti, e figli. La testimonianza di S.A. implica che non vi fossero spari tra le ore 13 e le ore 15, e contraddice le parole dei giornalisti occidentali, che dicono che i serbi erano sotto fuoco albanese durante l'intera giornata. Ci dicono che tutto questo orrore, tutta questa brutalita', tutto questo gridare, ebbero luogo mentre alcuni giornalisti erano nel villaggio e gli osservatori dell'OSCE erano sul colle, con binocoli, macchine da presa, registratori, e microfoni direzionali ultrasensibili, tutti invitati allo spettacolo, stranamente invitati dalla polizia. Strano, nessuno vide, nessuno senti' nulla. HRW2 dice che, secondo 11 differenti testimoni, la polizia entro' a Racak alle are 7 e che entro le ore 9 erano in controllo del villaggio:

Gruppi di circa 30 poliziotti ciasuno entravano Racak da diffrenti direzioni cominciando verso le sette del mattino. Qundo furono le nove del mattino i piu' si erano raccolti al centro del villaggio vicino alla moschea. Questi poliziotti pure avevano uniformi azzurrre, ma avevano maschere sulle loro facce, con aperture per occhi e bocca, e portavano elmetti. Alcuni di loro avevano "granate da lanciarazzo" sulle spalle. Questi poliziotti perquisirono ogni casa, cercando gente e armi, dissero i testimoni

Questo, dice HRW2, contraddice la pretesa dei serbi che incontrarono resistenza per 4 ore prima di poter entrare nel villaggio. A chi credere? Ecco la versione degli eventi come venne data dai giornalisti di APTV a Le Monde :

'la mattina dell'attacco, qualcuno al comando della polizia chiama APTV : "Venite a Racak, qualcosa sta succedendo." Alle ore 10 APTV e' sul posto, accanto ai poliziotti; riprendono l'intero evento, prima da un colle sovrastante il villaggio, poi dalle strade dietro a un mezzo blindato. Avanzano per le strade sotto il fuoco dell'UCK, che prese posizioni nei boschi che dominano il villaggio. Tale scambio di fuoco durera' durante l'intera operazione, con piu' o meno grande intensita'.I maggiori combattimenti ebbero luogo nei boschi.' (Le Monde , 22 gennaio 1999)

Il giornalista francese che era a Racak il venerdi' pomeriggio, vide gli osservatori americani dell'OSCE nel villaggio alle 16:30 e ancora alle 18:00. Avevano parlato con degli albanesi, ma non menzionarono al giornalista la scomparsa dei 23 uomini di Racak. Forse non capivano albanese, ma e' difficile credere che i tre team di osservatori dell'OSCE non avessero con se' un interprete, o un dizionario. E' difficile credere che le donne non fossero capaci di comunicare, con gesti, la storia dell'arresto dei loro uomini. Molto strano. Allora ci offrono la spiegazione che le interlocutrici degli osservatori non erano mogli o figlie dei 23 scomparsi. Quelle donne non potevano parlare con gli osservatori perche' i serbi le avevano chiuse in una cantina ( HRW2) Ma se ti portano via il padre, e poi senti spari, e poi silenzio, non comincieresti dopo un po' a battere sulla porta, chiamando aiuto? A volte, una o due vittime di un massacro sopravvivono, e possono essere salvate, se aiuto arriva in tempo. Nessuna delle donne in cantina penso' che forse il loro padre o marito stava morendo per perdita di sangue, un minuto lontano da lei? Forse alcune delle donne erano paralizzate dalla paura, da mezzogiorno fino alle sei di sera. Ma vogliono davvero farci credere che tutte le donne e i ragazzi rimasero quieti in cantina fino a dopo le sei di sera? Poi scopriamo che per lo meno sei contadini di Racak furono visti parlare con gli osservatori dell'OSCE.(Le Figaro, 22 gennaio 1999) Sembravano calmi. Chi erano questi strani contadini di Racak? Hanno portato via gli uomini, si udi' una sparatoria dal limite del villaggio, le donne e i ragazzi sono chiusi in cantina, e questi contadini stanno parlando con gli osservatori. Non sembrano agitati. Come succede in questi casi, ogni spiegazione crea nuove contraddizioni, ma ora abbiamo un'ammissione: OSCE era venuta a sapere delle scomparse a Racak gia' il venerdi'. Qualcuno, da qualche parte--ma non a Racak--disse a qualche funzionario dell'OSCE che un paio di dozzine di uomini di Racak erano scomparsi. In qualche maniera questo arrivo' alle orecchie degli uomini dell'OSCE nella zona di Racak, che cercarono di scoprire cos'era successo agli uomini, non ne trovarono traccia, e visto che veniva la notte, tornarono all'albergo. (Liberation, 21 gennaio, 1999) Il problema qui e' "se gli abitanti del villaggio davvero informarono gli osservatori che 24 uomini erano stati portati via, perche' mai l'OSCE non ci dice dove ottenne quest'informazione o chi erano questi osservatori, e perche' insiste che nessuno dei loro teams erano nel villaggio quella famosa sera"? (Liberation, 21 gennaio 1999)

Ad ogni modo, l' OSCE sapeva. Avrebbero potuto ottenere l'informazione da qualche altra sorgente, oltre le donne di Racak? Certamente. Soldati dell' UCK, dalle alture sovrastanti il villaggio avrebbero potuto vedere l'eccidio e riportarlo al loro comando. Un satellite americano o europeo, o un aereo telecomandato, o un aereo U2 americano avrebbero potuto trasmettere foto della battaglia e dell'eccidio. Il summenzionato testimone S.A., che se ne stava nascosto dietro al muro, avrebbe potuto dirlo agli osservatori. Ma il problema rimane lo stesso, e ogni strada che prendiamo ci porta a una solida muraglia di contraddizioni: se OSCE ne sapeva degli arresti, doveva sapere che gli Iugoslavi non avevano preso prigionieri, doveva saperne del massacro, doveva sapere approssimativamente dov'erano i cadaveri dei 23 detenuti.Secondo Liberation del 21 gennaio,

un giornalista di AFP (Agencie France Presse) incontro' un osservatore straniero il sabato mattina a Racak. Questi gli disse che lui era entrato a Racak la sera. Erano le 17. I combattimenti erano cessati, le forze serbe si erano ritirate, e gli abitanti stavano rientrando nel villaggio... L'osservatore non fa menzione di aver visto o udito alcunche' di speciale, ma preferisce rimanere anonimo.

Ognuno qui si comporta stranemente. Chi ha avuto esperienze tali quali le donne di Racak raccontarono il giorno dopo, si comporta altrimenti. Gli osservatori dell'OSCE non si comportano come persone normali si comporterebbe se gli dicono che 23 uomini sono stati bastonati con gran brutalita' e portati fuori del villaggio, dopo di che si udi' una sparatoria. . Molti nell'OSCE avevano esperienza come poliziotti, e chi non sa che i criminali spesso ritornano sulla scena del crimine per riparare un errore? C'era motivo per aver timore che la polizia serba si accorgesse di aver fatto uno sbaglio e tornasse a Racak per distruggere l'evidenza dei loro crimini. Uno si aspetterebbe che gli osservatori dell'OSCE avrebbero deciso di rimanere a Racak quella sera, dormendo in un fienile, uno di loro facendo la guardia, per proteggere la scena del crimine. Se davvero gli osservatori erano troppo delicati per dormire in un fienile albanese, poverini, per lo meno avrebbero dovuto ritornare prima dell'alba, per investigare la scomparsa e per fotografare la scena di quello che gia' aveva le sembianze di un crimine, e che l'ambasciatore Walker avrebbe presto decritto come "un'indicibile eccidio." Invece, all'alba, gli iugoslavi non arrivarono a Racak per alterare l'evidenza, e gli osservatori dell'OSCE non vennero per proteggerla. Sembra che ne' i criminali, ne' la polizia fossero preoccupati, dormirono tutti bene, e dormirono fino a tardi. I poliziotti dell'OSCE arrivarono ore dopo l'alba, ma i criminali serbi rimasero a casa. Molto strano. Gli osservatori dell'OSCE si comportarono come avrebbero dovuto comportarsi se volevano dare all'UCK abbastanza tempo da trovare i loro caduti sull'intera area della battaglia, portarli nei pressi del villaggio, e lasciarli nei luoghi e nelle posizioni piu' appropriate. Quando osservatori e giornalisti finalmente arrivarono a Racak non era necessario organizzare ricerche, tutto era pronto per loro, e furono direttamente avviati al sentiero affossato, al limite del villaggio, dove videro 23 cadaveri.

Perche' l'OSCE nego' , almeno fino al 20 gennaio, che i suoi osservatori fossero stati a Racak il pomeriggio e la sera del 15 gennaio, come fu notato da Liberation del 21 gennaio? Immagino che la risposta sara' che questi sono dettagli con cui i dirigenti dell'OSCE non si erano ancora familiarizzati . Va bene, ma allora perche' pretendere di aver ricevuto informazioni sull'arresto di questi uomini il venerdi' in altra maniera, e non dai loro osservatori? (Liberation, 21 gennaio, 1991) E' davvero possibile che qualsiasi membro dell'OSCE non sapesse che OSCE aveva tre macchine, e presumibilmente almeno sei osservatori a Racak durante e dopo la battaglia? Racak era l'evento centrale, non si poteva parlare d'altro il 16 gennaio. L'OSCE si comporto' come se il loro interesse principale fosse quello di far certo che i suoi osservatori che erano infatti sul posto non fosssero nominati o intervistati. E' possibile che l'OSCE abbia qualcosa da nascondere? Solo il controinterrogatorio dei dirigenti e impiegati dell'OSCE puo' risolvere questo problema, ma l'OSCE non ha alcuna intenzione di sottomettersi a un controinterrrogatorio: l'OSCE non e' sotto accusa, i serbi sono sotto accusa, e l'OSCE provvedera' a darci il giudice, la giuria, e il pubblico ministero.

Sembra strano che gli iugoslavi, che credevano che gli Stati Uniti cercassero un casus belli, un buon motivo per incominciare una guerra, fossero pronti a darglielo, fino al punto di invitare gli osservatori dell'OSCE allo spettacolo. Secondo i testimoni albanesi sui quali e' basato il resoconto dell'OSCE, lo spettacolo includeva grida dei poliziotti e dei prigionieri, bastonate, e un massacro all'aperto. La gente rinchiusa nella cantina poteva sentire i detenuti gridare mentre venivano torturati, per mezz'ora. Se questo avesse avuto luogo velocemente, o in qualche casa, la storia sarebbe stata credibile. Ma avere lunghe bastonate all'aperto, e poi una marcia della morte dei 23 prigionieri dalla casa di Osmani al sentiero affossato, che assieme durarono piu' di due ore, senza che ne' osservatori ne' giornalisti vedessero o sentissero nulla, e' un po' troppo da credere.

Certo, non possiamo escludere tale eventualita'. Teoricamente, non sarebbe impossibile, se gli iugoslavi avessero avuto una situazione di comando e controllo molto efficiente. Il compito sarebbe stato quello di assicurare che tutto quel gridare, bastonare, e uccidere, fossero tutti fuori dalla visuale e fuori dall'udito di giornalisti, telegiornalisti, e osservatori, tutti i quali erano in luoghi differenti. Ma se i poliziotti avessero avuto tale padronanza e controllo della situazione, avrebbero fatto l'ovvia mossa successiva, mettergli armi in mano ai morti, e qualche caricatore in tasca. Poi bastava chiamare i giornalisti che aspettavano nei pressi. Ma non fecero nulla di cio'. Al contrario, gli iugoslavi mostrarono la loro totale ingenuita' quando abbandonarono la scena del crimine al nemico. Sarebbe come se dopo la strage di Waco, Texas, le autorita' avessero abbandonato la scena a giornalisti e avvocati dei davidiani. Al contrario, gli avvocati non poterono mai ispezionare la scena per evidenza in loro favore, e l'intero villaggio venne raso al suolo.

Visto che gran parte dei combattimenti ebbero luogo nei boschi e nelle alture sopra il villaggio, dove erano le postazioni dell'UCK, non ci dovremmo aspettare di trovare morti su quelle alture? Secondo Le Monde del 22 gennaio e Liberation del 21 gennaio, la battaglia incluse fuoco di mortai e armi leggere da parte dell'UCK a cui rispose fuoco d'artiglieria da parte di carri armati iugoslavi che duro' l'intera mattinata. I combattimenti si estesero a due villaggi vicini, Belince e Malopolje. Dobbiamo credere che vi siano stati morti soltanto nello sfortunato villaggio di Racak? Vogliono davvero farci credere che i carristi iugoslavi siano cosi' incompetenti da non aver colpito nessuno in una mattinata di cannoneggiamento? Un'altra cosa che non squadra e' il fatto che c'erano cosi' "poco sangue," e "solo alcune cartucce usate" (Le Monde, 22 gennaio e Le Figaro, 22 gennaio, 1999) sulla scena del massacro--dove il Presidente Clinton dice che questi poveri 23 albanesi furono uccisi con sventagliate di mitra ("sprayed with gunfire") (Reuters, March 19, 1999). Dovremmo avere qui 23 cartucce vuote se fossimo rimasti con la storiella originale dell'uccisione con un colpo alla testa, a bruciapelo. Ma per ucciderli con sventagliate di mitra, se vuoi essere sicuro di non lasciare testimoni, bisogna sprecare munizioni, che lasciano molti bossoli in terra. Se gli ufficiali in comando ordinano che i bossoli siano raccolti, significa che sono consci di avere un problema. Dobbiamo ora credere che gli ufficiali diano l'ordine di raccogliere i bossoli, ma non ci pensino a gettare in terra qualche mitra e chiamare i giornalisti? Strano. E vogliono farci credere che questi serbi non sono capaci neppure di portar via tutti i bossoli dopo l'eccidio? Questo e' ancor piu' strano in vista del fatto che questi poliziotti non sono totalmente inconsci dell'importanza dei media in questa guerra: loro stessi avevano invitato i giornalisti a venire ad osservare la battaglia.

Tutti gli attori di questo dramma si comportano in maniera strana. I residenti di Racak, le vedove, gli orfani, gli osservatori dell'OSCE, i dirigenti dell'OSCE, e i poliziotti iugoslavi, tutti quanti si comportano in maniera stranissima, e fanno cose che provocherebbero ilarita' generale se trovate nel copione di un film su un vero massacro. Ma se cambiamo un solo fattore in questo evento, se accettiamo l'idea che la battaglia di Racak ebbe luogo proprio come il film di APTV ce la mostra, allora tutte le contraddizioni scompaiono e tutto si spiega. Vi fu una battaglia, soldati dell'UCK contro artiglieria e carri armati, gli uomini dell'UCK ebbero la peggio, e un numero di non combattenti furono uccisi per sbaglio--o intenzionalmente, cosa che non e' possibile ne' dimostrare ne' escludere. Non vi fu una marcia della morte, non vi fu un'esecuzione di massa, i 23 uomini furono uccisi separatamente durante la battaglia, i corpi furono portati al sentiero affossato durante la notte o al primo mattino, ma non ci pensarono a raccogliere abbastanza bossoli . Di circa 300 sopravvissuti, 14 furono intervistati, e inventarono delle storie, come erano incaricati di fare. I loro racconti furono abbelliti un po' troppo, cosi' che i dettagli non collimavano molto bene, cosi' come non collimano nei normali "frame-up". Un "frame-up" e' una situazione in cui la polizia, al solito con la connivenza del giudiziario, decide che sarebbe conveniente affibbiare un certo crimine a una certa persona. Allora testimoni vengono incoraggiati a collaborare, con persuasione, ricatti, e un po' di bastonate. Questa e' una pratica millenaria, cosi' comune da meritare la creazione del comandamento "Non dare falsa testimonianza".

Il 15 gennaio gli osservatori dell'OSCE presenti a Racak non videro quello che non c'era, e si comportarono di conseguenza. Il giorno dopo, il sabato mattina, ognuno di nuovo si comporto' come ci si sarebbe aspettato. L'UCK fece quello che era nel suo interesse. Gli abitanti di Racak obbedirono i loro ordini. Un massacro, e con cio' l'opportunita' di fare fotografie impressionanti e di scrivere articoli drammatici, fu offerto ai giornalisti. I giornalisti la beverono. I dirigenti dell'OSCE accettarono la versione dei fatti presentata dai loro alleati del KLA. Gli osservatori dell'OSCE che sapevano la verita' non aprirono la bocca e mantenerono carriera e paga di guerra. Gli iugoslavi furono cosi' infuriati per essere stati turlupinati, che invece di accusare l'Ambasciatore Walker di frode, gli diedero il foglio di via. Si, il mondo ancora funziona razionalmente.

I pochissimi giornalisti presenti a Racak il 15 gennaio, il venerdi', erano personalita' minori tra la stampa presente a Pristina. Soldati di fanteria, che facevano il lavoro pericoloso con vesti antiproiettili. Il giorno dopo arrivarono i grandi della stampa, in convoglio. Videro lo spettacolo preparato per loro dall'UCK, e se lo beverono, stracciandosi le vesti in indignazione. Quella visita del sabato a Racak creo' la Verita' Ufficiale sul Kosovo per il Mondo Libero. Un importante giornalista esclamo', quando gli chiesi la sua opinione sulle contraddizioni nella storia del massacro: "I Serbi sono responsabili! Come lo so? Ero li'. L'ho visto coimiei occhi!" Non era stato presente alla battaglia del venerdi', ma alla gita guidata del sabato.


COME CREARE UNA GUERRA

Nonostante il fatto che c'era del film che mostrava le forze iugoslave soggette a fuoco pesante da parte dell'UCK il 15 gennaio a Racak, (Liberation, 21 gennaio, 1999) nei media americani non sentimmo parlare della battaglia di Racak, sapemmo soltanto di un' "orgia omicida" che risulto' in un "eccidio"scoperto sabato mattina da giornalisti e osservatori "che erano stati esclusi dalla zona dalla polizia serba il giorno prima." (The Sunday Gazette, Schenectady, NY, 17 gennaio, 1999) Ovviamente c'era qui l'intenzione di nascondere il fatto che c'era stata una battaglia per il controllo di Racak il 15 gennaio. E' possibile che vi sia stato qui un eccidio, ma prima che una persona imparziale e bilanciata accetti l'idea, questi conflitti dovrebbero essere risolti. Forse la cosa piu' strana di tutte e' il fatto che nei media americani questi conflitti non furono quasi mai menzionati. Certo non vi fu mai alcuna pressione editoriale diretta a risolvere tali conflitti. Certamente un dibattito non fu mai permesso, come se il "Ministero della Verita'"--il "Minitrue" di cui leggiamo nel 1984 di George Orwell--avesse deciso che un'investigazione del massacro di Racak non era appropriata. Una congiura, ordini da Washington? La cosa e' molto piu' semplice: i media hanno un tale interesse nella prevenzione della guerra quale gli avvocati hanno un interesse nell'evitare il litigio legale .

In un'analisi datata il 12 agosto 1998 e preparata dal Policy Committee del Partito Repubblicano del Senato americano, leggiamo che

i piani per un'intervento della NATO sotto il comando degli Stati Uniti sono essenzialmente pronti. L'unica cosa che sembra manchi ancora e' un'evento--presentabile in maniera vivida sui media--che possa rendere politicamente accettabile un intervento, cosi' come il governo titubante di Clinton alla fine decise di intervenire in Bosnia nel 1995, dopo che una serie di "attacchi di mortai serbi" tolse la vita a dozzine di civili [musulmani a Saraievo]. Pero' qui c'e' la possibilita' che questi attacchi, se li esaminiamo con cura, siano stati organizzati dal governo musulmano, il principale beneficiario dell'intervento.

Forse ricordando le lezioni della guerra in Bosnia, Le Monde del 22 gennaio 1999 si domanda, "Non e' forse il massacro di Racak un po' troppo perfetto?", mentre Le Figaro del 22 gennaio 1999 si chiede se "forse durante la notte l'UCK ha raccolto i corpi...per presentare questo evento come un massacro a sangue freddo...Forse cosi' l'UCK ha saggiamente cambiato la sua sconfitta militare in una vittoria politica."

Il giorno dopo l'incidente a Racak comincio' la propaganda per creare la guerra. Il rapporto AP pubblicato il 17 gennaio sul Sunday Gazette di Schenectady, NY, sotto il titolo "Orgia omicida nel Kosovo--45 albanesi scoperti uccisi e mutilati" dice come segue:

Osservatori e giornalisti scoprirono la carneficina sabato mattina a Racak...Alcuni dei morti avevano gli occhi strappati o i crani schiacciati, e un uomo giaceva decapitato nel suo cortile. A molti avevano sparato a bruciapelo... Visibilmente commosso e con voce tremante dopo aver visitato il luogo dell'eccidio, il capo americano della missione di osservazione chiamo' l'evento un massacro, "un'indicibile atrocita'," e "un vero crimine contro l'umanita' " USA Today scrisse il 18 gennaio, 1999: "Quando gli americani...raggiunsero questo remoto villaggio, la carneficina era completa. Mentre i veicoli color arancione [dell' OSCE] attendevano a due o tre chilometri di distanza, i serbi paramilitari avevano catturato e ucciso almeno 45 contadini di etnia albanese, i piu' dei quali furon uccisi con una pallottola alla testa, sparata da centimetri di distanza. Per lo meno due dei morti...erano stati decapitati. Un'altro cadavere non aveva orecchie. Uno non aveva occhi.

Falsi rendiconti di false intercettazioni di probabilmente inesistenti telefonate tra un generale di polizia e un vice-ministro iugoslavo furono passate al Washington Post. Il testo delle intercettazioni ci suggerisce che i serbi avevano premeditato l'eccidio e che pure avevano un piano per nasconderlo. Una produzione questa, che soltanto un governo assolutamente convinto della servilita' dei media avrebbe avuto il coraggio di produrre. Certo che i propagandisti di Stalin avrebbero avuto una tale arrogante confidenza da non temere che una produzione del genere sarebbe stata oggetto di risa e fischi sul palcoscenico dei media. Ma noi non dovremmo aspettarci di vedere il governo portarci tale spazzatura in tavola, su piatti d'argento. Quando dei poliziotti decidono di farla un po' dura a un prigioniero, non invitano giornalisti allo spettacolo. E' una cosa molto comune che soldati in azione perdano controllo e uccidano prigionieri, ma non e' credibile che un governo ordini un massacro, ci inviti giornalisti e osservatori, ma non ci pensi a mettere armi in mano ai morti. Non bastava accusare i serbi dell'eccidio? No, volevano aggiungervi la premeditazione. Qualsiasi accusa, non importa quanto assurda, era utile agli organizzatori di questa moderna "Settimana d'Odio." C'era un solo problema, come scrisse George Orwell: "Ma e' possibile che possano berla pure questa...? Ma si', l'hanno bevuta." Ma certo, i propagandisti la sapevano bene, e l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, scrisse nel suo rapporto su Racak: "I fatti suggeriscono che le forze governative avevano diretti ordini di uccidere gli abitanti del villaggio maggiori di quindici anni."

Gli uomini di stato occidentali corsero alle telecamere scossi e indignati. Ecco le parole del Ministro degli Esteri britannico Robin Cook, quando parlo' alla BBC: "Questa e' un'atrocita' incredibile... scosso e addolorato...non era una battaglia, gli avevano sparato alla testa da vicino. I nostri osservatori non videro alcuna evidenza di combattimenti." Qui abbiamo tutti i segni di un frame-up malamente organizzato. Dovremmo attenderci dimissioni, se venissimo a scoprire che Sua Eccellenza aveva mentito un po'? Certo che no. I giudici istruttori presi con le mani nel sacco mentre cercano di falsificare evidenza contro un imputato non vengono puniti. Questo mi ricorda il massacro che negli anni settanta ebbe luogo ad Attica, nello Stato di New York, dove una prigione cadde in mano ai detenuti, che chiedevano migliori condizioni di morte, e docce. Catturarono una ventina di guardie e cercarono di negoziare con le autorita'. Nelson Rockefeller, Governatore dello Stato del New York, riprese la prigione e spiego' che l'attacco era stato ordinato quando i prigionieri tagliarono la gola a un numero di guardie nel cortile della prigione. Non c'era motivo di dubitare le parole del bravo Governatore fino a quando un medico, che aveva fatto le autopsie, rivelo' che tutte le guardie che erano morte erano state uccise a fucilate dalla polizia. Nessuna guardia aveva sofferto ferite che non fossero d'arma da fuoco. Forse che vi furono proteste, forse che Sua Eccellenza dovette dimettersi? Certo che no, la stampa del regime preferi' non discutere tali minori contraddizioni, e Rockefeller continuo' la sua carriera politica diventando Vice Presidente degli Stati Uniti D'America sotto il Presidente Ford.

Ritorniamo al frame-up di Racak. Un' autopsia, firmata da dottori iugoslavi e bielorussi il 30 gennaio, si limito' ai fatti: non c'erano mutilazioni, non c'erano crani schiacciati, non c'erano segni di bastonate, non c'era evidenza di tortura o di esecuzioni con un colpo alla testa, ma c'era evidenza che la maggioranza dei morti erano stati in combattimento. E' strano che un'autopsia in tale conflitto con la storia ufficiale non fosse attaccata da OSCE o dai medici dissenzienti. Se i patologi della Iugoslavia e di Belarus avessero falsificato qualcosa o se avessero ignorato importanti dettagli, avrebbero dovuto essere richiamati all'ordine e avrebbero dovuto essere aspramente criticati. Invece, nella stampa americana non si vide ne' critica ne' dicussione di un conflitto tra patologi legali. Secondo il Dottor Vladimir Kuzmikov, medico legale dal Belarus, come riportato in Politika di Belgrado, in data 22 Marzo, 1999, i dottori inviati dall'Unione Europea non criticarono le conclusioni dell'autopsia, ma dissero che l'avrebbero firmata piu' tardi, dopo altre prove che intendevano fare. Era questo un metodo per evitare una pericolosa discussione che poteva rivelare la verita'? Un dibattito puo' essere pericoloso, due persone salgono su un podio, e c'hanno tempo uguale per parlare: la verita' potrebbe emergere. Ma invece di attaccare il primo rapporto medico legale, i medici dell'Unione Europea scrissero una nuova autopsia che rimase segreta fino al 17 Marzo, quando divenne utile come casus belli.. Il "Ministero della Verita' " della NATO decise che l'originale autopsia non dovrebbe esistere. Il miglior metodo per terminarne l'esistenza era non discuterla. Cosi' fu fatto. L'originale rapporto scomparve, e adesso solo l'autopsia dell'Unione Europea rimane, per i lettori e teleascoltatori del Mondo Libero.

Il nuovo rapporto, vivace, dedito a voli di fantasia, e tanto "indipendente"-- che significa pagato dai paesi della NATO--aveva una tale importanza nei preparativi alla guerra, che la decisione fu presa di dargli un'anteprima, sotto forma di un articolo che comparve nel Washington Post del 17 marzo, 1999:

Un'indipendente rapporto medico-legale sull'uccisione di 40 persone di etnia albanese nel villaggio kosovaro di Racak ha concluso che le vittime erano civili inermi uccisi in un massacro organizzato. Alcuni di loro furono costretti a inginocchiarsi prima di essere colpiti da sventagliate di mitra, secondo fonti occidentali familiari con il rapporto...Quantunque i corpi di alcune altre vittime fossero stati mossi in case private o in una moschea, prima che gli osservatori internazionali arrivassero, gli esperti medici furono capaci di determinare dove tutte eccettuate quattro delle vittime morirono. Dalla posizione delle ferite e da altra evidenza-- quali i vestiti civili e possessioni-- il gruppo medico non trovo' alcuna ragione per concludere che fossero stati uccisi accidentalmente o che fossero membri dell'UCK, dissero le fonti, che chiesero di non essere identificate. Funzionari occidentali dicono che l'angolatura delle ferite era consistente con il scenario per cui alcuni di loro furono costretti a inginocchiarsi prima di essere uccisi con sventagliate di mitra. Questo... e' uno tra i dettagli di carattere emozionale che funzionari dicono non saranno forse pubblicati alla conferenza stampa che avra' luogo mercoledi'. Le ferite su alcune altre vittime suggeriscono che furono uccise mentre scappavano...

Un magnifico esempio di fantasia forense. "Elementare, caro Watson, elementare. Questo poveraccio fu ucciso da un uomo barbuto, trentenne, direi 182 centimetri di altezza, che aveva avuto pollo fritto per pranzo e che possiede un cane bruno dal pelo lungo, probabilmente un anziano setter irlandese..." Quantunque gli orribili scenarii furono piu' tardi chiamate "speculazioni", le smentite non furono udite in giro al mondo. Quello che il mondo udi' e ricordo' fu l'immagine di questa povera gente costretta a inginocchiarsi prima dell'esecuzione. E nel caso che qualcuno non avesse sentito la storiella del Washington Post, il pio Presidente Clinton intono' le preghiere per la nazione--o per il mondo intero--con queste parole: "Dobbiamo ricordare quello che successe nel villaggio di Racak lo scorso gennaio, quando innocenti uomini, donne, e bambini, furono presi dalle loro case, portati fuori, costretti a inginocchiarsi, e li' uccisi, con sventagliate di mitra, non a causa di qualcosa che avevano fatto, ma a causa di chi erano." (Reuters, March 19, 1999) Prego notate come la storia della "singola pallottola alla testa" scomparve dalla propaganda NATO e non si udi' piu', rimpiazzata dalla storiella, tanto piu' evocativa, delle vittime inginocchiate e delle sventagliate di mitra.

Nel Washington Post del 17 marzo 1999 leggiamo che "in vista dell'estrema sensitivita' del caso, i dirigenti dell' Unione Europea, che pago' per l'inchiesta, chiesero ai medici di non rivelare alcuni tra i piu' potenzialmete infiammatori fra i risultati quando appariranno a una conferenza stampa..." Notevole e' qui la pia ipocrisia dei propagandisti della NATO che rivelano dettagli inventati di sana pianta quali le vittime in ginocchio ma chiedono ai loro medici visionari di non menzionarli: "Per carita', dottore, non menzioni questi dettagli, potrebbero render difficile la pace che noi devotamente auspichiamo." I bravi medici legali sono assolutamente estranei al processo della creazione dell'immagine, e non hanno nulla di che vergognarsi. L'indegna fantasia e' direttamente passata dal "Ministero della Verita' " ai giornalisti, e dopo un'appropriata digestione e' portata alle "ignoranti masse" dei teleascoltatori, per la cui intelligenza gli impiegati di "Minitrue" hanno tale disprezzo. " Il letame della propaganda viene distibuito sui grandi campi di cavoli, che si estendono oltre l'orizzonte, ogni cavolo e' la testa di un teleascoltatore, ogni testa cresce e si gonfia, sotto i raggi donatori di vita del sole del mondo dei media, la televisione. Cosi' e' creata l'opinone pubblica.

L'argomento finale per il dubbio in questo affare Racak e' la pazzia degli iugoslavi. Se sono pazzi va bene, ma se non lo sono, e se avessero avuto qualcosa da nascondere, non avrebbero tollerato che un team pagato da paesi della NATO facesse un'autopsia. Certamente non avevano l'obbligo di permetterlo. Avrebbe il governo americano permesso che le Nazioni Unite o l'Unione Europea organizzassero e pagassero l'autopsia delle vittime del massacro a Waco, Texas, dove un'ottantina di persone, inclusi una trentina di bambini, morirono bruciati, soffocati, o schiacciati dai carri armati nel 1992? Se gli iugoslavi fossero stati benedetti dal Signore con una normale dose di sospetto e xenofobia invece di una speciale gran dose di ingenuita' e di fiducia nei loro alleati tradizionali, americani, inglesi, e francesi, avrebbero scelto medici legali da paesi amici o neutrali. Esperti neutrali non avrebbero avuto il coraggio di pretendere di sapere con quasi certezza che i 23 morti trovati assieme erano stati uccisi li', e avrebbero menzionato la scarsita' di sangue e di bossoli. Neutrali non avrebbero avuto il coraggio di dire che per via del loro vestiario, di quello che avevano in tasca, e del tipo di ferite, non c'era motivo di credere che i morti erano guerriglieri o che questa non era stata un'esecuzione di prigionieri. Neutrali avrebbero menzionato che una seria battaglia aveva avuto luogo quel giorno e che un portavoge dell'UCK aveva parlato di soldati dell'UCK uccisi in combattimento. Neutrali non avrebbero discusso la possibilita' che gli iugoslavi avessero manomesso l'evidenza dei cadaveri sotto il loro controllo senza menzionare l'opportunita' che l'UCK e l'OSCE avevano avuto di muovere i cadaveri durante la sera, la notte, e parte del mattino, prima che i giornalisti arrivassero il sabato mattina, senza contare l'opportunita' di manomissione che il KLA ebbe nei tre giorni successivi. Neutrali non avrebbero avuto il coraggio di omettere la prova usata per scoprire se le vittime avevano usato armi da fuoco. Neutrali avrebbero protestato se persone importanti, incluso il Presidente degli Stati Uniti, avessero deciso di usare una falsa rendizione del loro rapporto per creare una condizione di isterismo e di odio contro i serbi.

Il massacro di Racak con grande efficienza assicuro' gli obbiettivi della NATO: eccitare all'odio dei serbi i media e l'opinione pubblica occidentale e creare un coro vindice e indignatissino. Una conferenza di pace fu chiamata a Rambouillet, dove la diplomazia occidentale consegno' alla Iugoslavia un ultimatum: se non permette l'occupazione della provincia del Kosovo, come pure l'occupazione di qualsiasi altra parte del paese che la NATO avesse la voglia di occupare, la Iugoslavia sara' bombardata. Gli iugoslavi vedono un parallelo tra Monaco nel 1938 e Rambouillet nel 1999. I cecoslovacchi firmarono. Gli iugoslavi fecero la scelta di non firmare.

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"Nessun massacro a Racak" dice l'esperto forense della Belarussia Dr. Kuzmikov: "Non c'erano spari alla testa, ne' tortura, ne' massacro."

Dal quotidiano di Belgrado Politika, 22 marzo 1999, scritto da Borko Gvozdenovic

Non vi fu un massacro a Racak, disse ieri l'esperto forense della Belorussia Vladimir Kuzmikov in una conversazione telefonica. E' molto bene informato sugli eventi che
ebbero luogo in questo villaggio del Kosovo-Metohia, eventi che il capo della missione di verificazione dell'OSCE William Walker ha chiamato un massacro. Il Dr.Kuzmikov disse:"Abbiamo investigato le cause della morte, come morirono, la distanza dalla quale venirono i colpi, e quali armi furono usate. Scrivemmo tutto in serbo, russo, e inglese e nessuno aggiunse commenti. Noi e gli iugoslavi firmammo, mentre i finlandesi dissero che avrebbero firmato dopo aver fatto altre prove..." Il Dr. Kuzmikov disse che...avevano molte sigarette e oggetti che suggerivano che avevano vissuto sotto condizioni difficili, nel freddo, il che dava l'implicazione che non fossero civili. Non c'erano fucilate al capo, ne' tagli alla gola. Non c'era motivo per asserire che fossero stati torturati. Non vi fu un massacro, concluse il Dr. Kuzmikov.

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